Debito Stati Uniti sfonda quota $15.033.607.255.920

16 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Occidente al collasso. L’unica vera superpotenza e’ indebitata piu’ dell’Unione Europea. La matematica non e’ un’opinione: il debito pubblico di Washington e’ salito in poco meno di 3 anni del 41,5%, cioe’ $4,4 trilioni, da $10.626.877.048.913 del 20 gennaio 2009 a $15.033.607.255.920, con Obama presidente che ha dovuto evitare il collasso del sistema scatenato dalla Grande crisi dell’ottotre 2008, crisi interamente nata e alimentata negli 8 anni di presidenza di George Bush.

L’indebitamento infatti è rimasto piuttosto stabile fino alla prima metà del 2008, mentre nei mesi successivi i numeri sono inziati a crescere ad un ritmo sempre più rapido. Sfondati 11, 12, 13 e 14 trilioni rispettivamente nel marzo 2009, novembre 2009, giugno 2010 e gennaio 2011.

Il balzo più rapido rimane comunque quello registrato di recente, dal 2 agosto, dopo che il Congresso ha dato il via libera per alzare il tetto limite del debito da $14,3 trilioni a $15,194, soglia che ormai non si tarderà a raggiungere.

Numeri che pericolosamente si avvicinano ad eguagliare il Prodotto interno lordo, andando dunque verso un rapporto debito/Pil del 100%. La rilevazione del terzo trimestre vedeva infatti l’economia Usa raggiungere $15,198 trilioni.

Situazione leggermente migliore per i 27 paesi dell’Unione che, con un Pil nel secondo trimestre a €12.508.452,60 e con un indebitamento a €10.125.117,00, avevano un rapporto all’81%. Numero però che sale considerando solo i 17 paesi dell’eurozona, per la precisione all’87% (Pil a €9.328.491,10 e debito a €8.143.791,60), visto che viene dato maggiore peso al 151% della Grecia, al 121% dell’Italia, al 106% del Portogallo e al 102% dell’Irlanda.

Ma quello che più dovrebbe preoccupare sugli Stati Uniti è il fatto che nulla potrebbe cambiare nei prossimi 18 mesi. L’impasse politica colpisce tutti. “I democratici e i repubblicani non riescono a mettersi d’accordo su niente e le politiche proposte finora hanno orizzonti troppo brevi”, avverte Stephen Walsh, CIO di Western Asset Management.

“È poco probabile che prima delle elezioni del 2012 e dell’insediamento del nuovo Congresso nel gennaio 2013 accada qualcosa di importante nella politica fiscale americana. E anche successivamente, quando i partiti avranno superato le procedure post elezioni, dubito che riusciranno a trovare un accordo prima del marzo-aprile 2013 su politiche concrete tese a ridurre il deficit”.

Intanto rimangono bloccati i negoziati tra le due parti, incaricate di trovare tagli da $1,2 trilioni per i prossimi 10 anni. Parti continuamente divise tra aumento dell’imposizione e riduzione della spesa.

Il fallimento del supercomitato di raggiungere un accordo taglierà automaticamente $1,2 trilioni da esercito e programmi interni. I Repubblicani sembrano più allarmati della prospettiva rispetto ai Democratici, con il Presidente Obama che potrebbe acconsentire a una maggiore imposizione per i super-ricchi entro la fine del 2012.