Debito pubblico, i tedeschi contro l’Italia: “No a sconti”

16 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – Guerra aperta, anche se non dichiarata in via ufficiale, tra i tedeschi del gruppo PPE e l’Italia. Risale al 2 maggio scorso ma è stata resa nota solo ora una missiva scritta da Manfred Weber, il capogruppo del Partito Popolare Europeo al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, in vista della riunione del 18 maggio prossimo in cui l’esecutivo europeo dovrà decidere il da farsi nei confronti della Spagna e Portogallo ma anche dell’Italia, tutti e tre sospettarti di non rispettare le regole di bilancio imposte a livello comunitario.

La Commissione europea deciderá le “raccomandazioni specifiche per paese” e dará il suo giudizio finale sulle leggi finanziarie del 2016 e in particolare l’Italia punta ad ottenere il massimo della flessibilitá previsto dalle regole (pari allo 0,75% del Pil) e a non incorrere nella procedura per debito eccessivo.

Ma a mettersi in mezzo è il PPE che nella missiva indirizzata a Juncker non fa un riferimento esplicito ad un paese in particolare ma il sospetto è chiaro visto che si prendono di mira i governi a guida socialista, come il nostro, a cui la Commissione ha concesso proroghe e flessibilità.

“Caro Signor Presidente, in vista delle prossime decisioni sull’apertura di procedure per deficit eccessivo, vorrei esprimere la profonda preoccupazione del gruppo PPE con l’attuale interpretazione, attuazione e applicazione permissiva del Patto di Stabilità (…) per risolvere i dubbi e gli interrogativi che sono stati lasciati aperti nell’ultimo paio di mesi sullo stato delle finanze pubbliche in numerosi Stati membri è indispensabile un’applicazione “stretta” del Patto”.

Queste le parole di Manfred Weber nella missiva a Juncker come riporta un articolo de Il Messaggero. Il capogruppo del PPE getta la pietra e nasconde la mano quando poi afferma:

“La lettera inviata al Presidente della Commissione europea Juncker spiega la posizione del Gruppo PPE sulla applicazione del patto di stabilità ed è una questione di credibilità dell’Europa. E’ solo una richiesta di coerenza nell’applicazione delle regole relative al Patto di Stabilità e non fa riferimento a nessun Paese in particolare”.

E non risparmia neanche un affondo a Pierre Moscovici, il commissario agli Affari economici intenzionato ad adottare una linea morbida nei confronti dei tre Paesi – Francia, Spagna e Portogallo – che più di tutti sono usciti dal sentiero tracciato dal Patto di Stabilità.

“Moscovici non può proporre che le regole vengano applicate in un modo diverso per la Spagna o il Portogallo rispetto a quelle applicate in Italia e in Francia. Volevo inoltre ricordare che il Commissario Moscovici è stato nominato per applicare le stesse regole in tutta la UE e non per favorire i suoi amici socialisti.”

Risponde alla lettera del Partito Popolare Europeo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi intervistato sempre a Il Messaggero.

“C’è una differenza di vedute tra noi e il Ppe, non c’è dubbio. Noi riteniamo che in questa fase economica dell’Europa occorra applicare le regole nella maniera più favorevole possibile alla crescita e agli investimenti e pensiamo che un’applicazione ortodossa delle regole che è stata fatta nel periodo dell’austerità abbia fallito”.