Dall’Ue ultimatum all’Italia: “Manovra bis o infrazione”

16 Gennaio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – 3,4 miliardi di euro, vale a dire una manovra bis che vale lo 0,2% del PIL. Questa la richiesta che Bruxelles fa all’Italia per aggiustare i conti pubblici. Una richiesta che era arrivata già a giugno dello scorso anno e che ora non si può ancora rinviare, altrimenti, l’ultimatum è chiaro, la Commissione aprirà una procedura di infrazione a carico del nostro Paese per deficit eccessivo visto il mancato rispetto delle regola del debito.

Ripercorrendo gli ultimi mesi, prima del referendum costituzionale di dicembre, l’ex premier Matteo Renzi si mostrò particolarmente polemico nei confronti del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, secondo cui il deficit previsto nella legge di bilancio era troppo alto con conseguenze negative sul debito e al tempo stesso sfondava quella flessibilità già concordata a settembre dopo il summit di Bratislava.

Juncker però subito smorzò i toni e a novembre decise di non bocciare la manovra a pochi giorni dal referendum, salvando così Renzi.

Così dopo la sconfitta al referendum costituzionale e la caduta del governo Renzi, Juncker attese l’arrivo del nuovo esecutivo guidato da Paolo Gentiloni per tornare a parlare di manovra aggiuntiva.

Se da una parte la manovra bis sembra dietro l’angolo, si tratta ancora sui tempi.

Bruxelles, su spinta dei falchi, ha chiesto al governo già la scorsa settimana un chiarimento per correggere i conti entro il 1° febbraio quando la Commissione dovrà pubblicare le previsioni economiche di inverno.

Dal canto suo però Roma vorrebbe più tempo, visto che si tratta di definire un intervento alquanto delicato. In ogni caso la manovra bis sarà meno pesante di quanto previsto a novembre e questo perché il nuovo governo di Gentiloni ha assecondato le richieste di Bruxelles per quanto riguarda la nuova squadra di governo, ammettendo  Padoan alla carica di Ministero del tesoro se non era possibile farlo diventare addirittura Premier e questo perché il ministro è considerato il vero e proprio garante della tenuta dei conti italiani.

 

Fonte: Repubblica