DALLA EXIT ALLA WAITING STRATEGY

4 Ottobre 2009, di Redazione Wall Street Italia

Le speranze giungono dalle previsioni formulate dal Fondo Monetario Internazionale. Frena la caduta dell’economia mondiale, quest’anno il Pil potrebbe fermarsi a -1,1% rispetto a -1,4% delle precedenti stime. Decisamente piu’ roseo lo scenario del 2010, crescita economica a +3,1%.Volge al bello anche il Superindice economico dell’Ocse distante solo 2 punti da quota 100, la soglia dove l’economia ritorna sul sentiero d’espansione. Ma sulla qualita’ e sulla durata della ripresa e’ nebbia fitta. Banche centrali e governi ritengono che sara’ molto lenta.

Jean Claude-Trichet, presidente della Bce, ha parlato di un ”’percorso molto accidentato”. Diversi uffici studi non escludono che l’ Eurozona e gli Stati Uniti possano registrare nel terzo trimestre una variazione leggermente positiva del Pil, insufficiente pero’ ad invertire il trend crescente della disoccupazione. Negli Usa, il tasso di disoccupazione e’ salito a settembre al 9,8%, il top degli ultimi 26 anni. L’economia a stelle strisce continua a bruciare 250 mila posti di lavoro al mese, molto meno dello scorso autunno quando si viaggiava a quota 700 mila, ma sempre tanti per sperare in un rilancio dei consumi privati. La spesa per consumi e’ il vero volano dell’economia Usa poiche’ rappresenta il 75% del Pil americano. Se puo’ interessarti, in borsa si puo’ guadagnare con titoli aggressivi in fase di continuazione del rialzo e difensivi in caso di volatilita’ e calo degli indici, basta accedere alla sezione INSIDER. Se non sei abbonato, fallo ora: costa solo 76 centesimi al giorno, provalo ora!

Per ora, pero’, i cittadini americani pensano soprattutto a risparmiare. Nel mese di agosto, ultimo dato disponibile, hanno messo da parte il 3% del reddito disponibile. Nel primo trimestre del 2008, dunque alla vigilia della recessione, risparmiavano solo lo 0,2%. Per gli economisti di Pimco, il numero uno mondiale nel comparto dei bond, gli americani quest’anno potrebbero risparmiare fino all’8% del reddito disponibile tornando sui livelli del 1992, anche quello anno di recessione.

Nell’Eurozona il tasso di disoccupazione viaggia al 9,6%, il massimo storico nella breve storia dell’unione monetaria, ma potrebbe salire oltre il 10% nel 2010. Si tratta di numeri che ostacolano una rapida ripresa dei consumi. Non a caso il vertice dell’Ecofin di Goteborg ha ribadito la necessita’ di mantenere in piedi le misure anticrisi decise dai governi nazionali. Per l’auto gli incentivi potrebbero essere prorogati al 2010, un modo per sostenere la domanda di consumo di beni durevoli e cercare di salvare posti di lavoro. Anche a Washington, l’amministrazione Usa non ha manifestato alcuna intenzione di ritirare il forte sostengo pubblico all’economia.

Nei fatti, sulle due sponde dell’Atlantico si parla di ”’exit strategy”, la strategia di uscita dalla crisi, ma si pratica la ”’waiting strategy”, la strategia dell’attesa di tempi migliori. Nessuna cancelleria vuole prendersi la responsabilita’ di ridurre il sostegno pubblico all’economia di fronte a un quadro ancora incertissimo. Sia a Bruxelles e sia Washington, in presenza di disoccupazione crescente e calo della domanda domestica, sperano in una ripresa dell’export. Un oggetto del desiderio che potrebbe creare qualche frizione.

Dall’inizio dell’unione monetaria, il cambio nominale effettivo dell’euro sulle 21 principali valute dell’interscambio commerciale tra Eurozona e resto del mondo si e’ rivalutato del 24%, nel paniere c’e’ anche il biglietto verde.

Sull’apprezzamento dell’euro ”’ne parleremo al prossimo G7”, ha detto Joaquim Almunia, commissario Ue agli affari economici e monetari. Nel diario della crisi fa capolino la questione del tasso di cambio. Forse, si teme che alcuni paesi, per compensare il deficit di domanda interna, possano spingere l’export con svalutazioni competitive.