Dall’euro si puo’ uscire. Come? Con il dollaro

5 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Si fa sempre più incandescente lo scontro sulla crisi finanziaria. E’ sempre più determinato Barack Obama in pressing sull’Europa si fa sentire e parla non più solo a Berlino ma anche a Bruxelles: Bce e Comissione europea vengono ritenute corresponsabili del disastro.

“I mercati rimangono scettici ha detto il portavoce di Obama – Jay Carney – che le misure prese finora siano sufficienti a garantire una ripresa in Europa e ad allontanare il rischio peggioramento della crisi. Bisogna fare altro. Comunque siamo pronti a compiere tutti i passi necessari per isolare l’economia americana dall’impatto negativo della crisi in Europa. La linea di Obama è che l’austerity dell’eurozona è un suicidio, rea recessione e disoccupazione, peggiora gli squilibri di finanza che vorrebbe sanare.

In Italia prosegue il dibattito sulle conseguenze dell’eventuale uscita dall’euro. Su Libero in edicola oggi, 5 giugno, Carlo Pelanda spiega che hi desidera, comprensibilmente, l’uscita dall’eurogabbia e la secessione dal Quarto Reich, deve mettere in conto un costo elevatissimo. Infatti, nell’analisi costi/benefici conviene di più cercare di far funzionare l’euro, modificandone l’architettura tecnica e politica, piuttosto che tornare alla sovranità monetaria.

I problemi dell’Italia sono tre: debito, cambio decompetitivo e modello economico interno che soffoca la crescita. Gli eurovincoli li peggiorano invece che aiutare a risolverli, in particolare il problema del debito. ma con l’adio all’euro, la lira perderebbe circa metà del suo valore in relazione all’euro odierno e così i titoli di Stato, almeno per un biennio.

Tale prospettiva porterebbe i risparmiatori a spostare i loro soldi dalle banche, prima. Inoltre il debito sovrano italiano sarebbe classificato come parzialmente in insolvenza. Le due cose comporterebbero la crisi bancaria e del credito.

Se si riuscisse a superare senza morti questo impatto, poi il minor peso della spesa per interessi (oggi tra gli 80 e 90 miliardi annui) e la competitività del cambio permetterebbe all’Italia una crescita del Pil tendenziale attorno al 5 per cento. Quindi il problema si concentra su come superare il biennio di ritorno alla lira evitando la distruzione totale del sistema.

In teoria un modo ci sarebbe. Agganciare la nuova lira al dollaro e ottenere dall’America una linea di credito speciale di 1,5 trilioni di dollari. Se fosse possibile, la svalutazione della nuova lira sarebbe contenuta, sufficiente per dare impulso alla crescita, ma non troppa per costringere il mercato europeo al ritorno dei dazi.

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