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18 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – 1 – L’ASSOCIATED PRESS STA VALUTANDO DI SEGARE ABETE E LA SUA AP.COM – TRATTATIVE IN CORSO CON LAPRESSE DI MARCO DURANTE. SBUCA UNA NUOVA AGENZIA DOPO ANSA, AGI E ADNKRONOS?

Dopo una gajarda perfomance al Cda del Sole 24 Ore, il montezemolato Luigino Abete ha ripreso a sudare. A inumidirgli la fronte e la camicia non è il trionfalismo di Aurelio Regina, l’imprenditore che lo ha sostituito all’Unione Industriali di Roma e che in un delirio di grandezza ha scelto un hangar di Fiumicino piuttosto che la sala di Confindustria per l’Assemblea annuale degli industriali romani.

Luigino suda per due problemi. Il primo è la presidenza della Luiss che il compagno di merenda Luchino di Montezemolo lascerà a fine anno (per volontà della Marcegaglia) e sulla quale le ambizioni dell’ex-tipografo romano si sono accese improvvisamente.

Quella poltrona Abete l’ha già occupata quando dal ’92 al ’96 è stato presidente di Confindustria, e di per sé non ha un significato rilevante, ma nella collezione di cariche che nella testa di Luigino sono più numerose dei neuroni, rimettere i glutei sullo strapuntino della Luiss può arricchire il curriculum e le tasche.

Purtroppo non sembra che Emma Marcegaglia sia entusiasta di affidare al banchiere di BNL la poltrona dell’Università di cui Confindustria è l’unico azionista. Oltre a questo problema della Luiss, le goccioline di sudore scendono lungo la schiena di Luigino anche per le vicende che riguardano l’editoria dove nel febbraio di quest’anno ha messo in piedi un “polo dell’informazione” con l’Agenzia Asca che già gli apparteneva e ApCom, l’agenzia di stampa che distribuisce in Italia il notiziario dell’americana Associated Press.

Fu Lucia Annunziata nel 2001 a costruire la partnership con la statunitense Associated Press, un nome prestigioso dell’informazione con una rete a livello mondiale di 3.000 giornalisti sparsi in 97 nazioni. Nel 2003 ApCom è passata nelle mani di TelecomItalia, ma Franchino Bernabè all’inizio di quest’anno ha deciso di venderla ad Abete perché rappresentava soltanto una palla al piede. Mentre per il triangolo dei bermuda Montezemolo-Abete-Della Valle trattasi di un ottimo trampolino mediatico, viste le smanie politiche di Montezuma.

La notizia che fa sudare Luigino è l’arrivo a Roma di un top manager dell’Associated Press americana che sta cercando di sciogliere la partnership col Toro Sudato dè noantri e sta valutando di mettere sul mercato ApCom Italia. Alle orecchie dell’ex-tipografo che sognava di allargare il polo dell’informazione anche con Radiocor (l’agenzia del “Sole 24 Ore”) e così riuscire ad ottenere i doviziosi abbonamenti dello Stato (oggi appannaggio di Ansa, AGI e AdnKronos), questi rumors hanno un suono sinistro e a renderlo ancora più inquieto è la voce che attribuisce al top manager americano l’intenzione di vendere ApCom a Marco Durante.

Costui è il proprietario e presidente di LaPresse, la prima agenzia fotografica del paese che già distribuisce in Italia le immagini dell’Associated Press. La trattativa è già avviata e sembra che la conclusione dell’accordo sia imminente. E potrebbe così sbucare una nuova agenzia stampa che segherebbe l’Abete delle ambizioni sbagliate.

2 – IL MONTEZUMA DEI PARIOLI SOGNA DI PORTARE PERRICONE AL SOLE AL POSTO DI CALABI

La lobby continua che tiene uniti da anni Luchino di Montezemolo, lo scarparo marchigiano Dieguito Della Valle e Luigino Abete, non passa il tempo a pettinare le bambole. Per questi ex-giovani leoni che con astuzia e dinamismo sono riusciti a mettere i piedi nel giardinetto dei poteri forti, il mondo dell’informazione è un tassello fondamentale.

Piuttosto che svenarsi a mettere in piedi una televisione, preferiscono infilare le dita nei gangli dell’editoria tirando la volata a uomini di fiducia. Così ha fatto ad esempio Luchino di Montezemolo per Paolino Mieli al “Corriere della Sera” e per Antonello Perricone quando si trattò di scegliere il nuovo amministratore delegato del Gruppo Rcs.

Il vizietto si sta ripetendo in queste ore nella partita che riguarda la nomina del nuovo amministratore delegato del Gruppo “Sole 24 Ore”, una carica che ieri si è resa libera con l’uscita di Claudio Calabi, il manager finito al vertice di Risanamento. E chi vorrebbe portare Montezemolo alla presidenza del “Sole 24 Ore”? Massì, l’amico contabile Antonello Perricone, il manager siciliano che nei giorni scorsi ha chiuso il bilancio di Rcs annunciando previsioni nere per il 2009.

Queste sono le intenzioni che si attribuiscono agli amici di lobbycontinua, ma hanno tutta l’aria di velleità che si scontreranno con il rifiuto della Marcegaglia di farsi condizionare da Luchino e dai suoi amichetti.

3 – I DUE APPUNTAMENTI DI DICEMBRE SARANNO IL CONGEDO DA FASTWEB DI STEFANO PARISI?

Chi l’ha visto domenica a San Siro per la partita di rugby, Italia-Nuova Zelanda, giura che Stefano Parisi ha pianto come un vitello. A commuovere il manager romano appassionato della palla ovale sono stati gli All Blacks con la Haka, la danza tipica del popolo Maori che è un autentica danza di guerra. Gli All Blacks avevano gli occhi spalancati, digrignavano i denti, mostravano la lingua e si battevano il petto e gli avambracci per dimostrare potenza e coraggio.

A un uomo come Parisi, che dietro l’aria apparentemente mite e le spallucce ricurve nasconde un caratterino di rara prepotenza, la danza degli All Blacks è stata una scarica di adrenalina che gli serve per affrontare le battaglie sul terreno delle telecomunicazioni dove oggi l’avversario principe è rappresentato dall’esile figura di Franchino Bernabè.

La dimostrazione arriva oggi dai giornali dove Fastweb, la società che Parisi guida dal 2004, ha comprato un’intera pagina per contestare con toni violenti ciò che TelecomItalia ha affermato nella sua pubblicità su “Impresa semplice”, il servizio di assistenza veloce alle linee fisse delle aziende.

L’inserzione è priva di complimenti e l’azienda di Parisi (controllata dagli svizzeri di Swisscom) contesta duramente i tempi di riparazione dei malfunzionamenti con una tabella che mette a confronto i tempi di Fastweb e quelli di Telecom.

La danza del maori Parisi è il segno più clamoroso dello scontro in atto sul destino della Rete che spacca il Governo e vede contrapposti i privati al “monopolista” Telecom, è uno scontro in campo aperto dove Franchino Bernabè cerca di difendersi come fa oggi in un’intervista a “Libero” dove dice che la Rete di Telecom è eccellente e “chi vuole può farne un’altra”.

L’affare si ingrossa ed è destinato a diventare addirittura una questione internazionale che chiama in causa gli spagnoli di Telefonica e la Rete di Telecom che attraversa paesi come Israele.

Resta il fatto che dentro questa enorme bagarre Stefano Parisi sembra deciso a giocare un ruolo protagonista e lo farà soprattutto nel mese il 2 e il 14 dicembre, quando a Roma e a Milano sarà presentato il libro “Fastweb 1999-2009”. Il primo appuntamento è nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati per le ore 18,30 quando Sacconi, Catricalà, Gentiloni, la Marcegaglia presenteranno il volume sui 10 anni di Fastweb con Massimo Mucchetti nelle vesti di moderatore.

La replica avverrà dieci giorni dopo al grattacielo Pirelli di Milano con Fedele Confalonieri, Tronchetti Provera, Gabriele Albertini, Flebuccio De Bortoli e Francesco Caio, il guru che si sbatte per la successione a Bernabè senza avere in tasca il lasciapassare di Cesarone Geronzi.

Qualcuno sostiene che i due appuntamenti di dicembre saranno il congedo da Fastweb di Stefano Parisi che davanti alla platea potrà ripetere le parole degli All Blaks: “ancora uno scalino, un altro, fino in alto. Il sole splende!”.

4 – RISANAMENTO, INGRESSO VIETATO PER ZUNINO – CON MARICONDA LA VITA È GIOCONDA. NEI QUATTRO MESI NEI QUALI HA RICOPERTO LA CARICA DI PRESIDENTE DI RISANAMENTO SI È PORTATO A CASA 1 MILIONE DI EURO

Ieri si è conclusa finalmente la favola di Luigi Zunino, l’immobiliarista di Risanamento che da giovane vendeva cavalli e a 24 anni aveva già in tasca un miliardo.

L’Assemblea della società immobiliare lo ha estromesso dal Consiglio di amministrazione e adesso questo piemontese intraprendente non potrà più entrare negli uffici di Risanamento che si trovano a Milano oppure nella sede francese dell’elegante Avenue Montaigne.

I pendolari e i precari della Lombardia si chiedono perché Risanamento non sia fallita nonostante i pareri dei Pm del tribunale, ma questa è una domanda veramente stupida perché ormai si dovrebbe sapere che più aumentano i debiti e più si moltiplicano i salvagente (soprattutto quando di mezzo ci sono 3 miliardi di debiti delle più grandi banche italiane).

Al posto di Zunino era già entrato alla fine di luglio Vincenzo Mariconda, il siciliano docente alla Cattolica che alla fama di superconsulente unisce un’estrema antipatia. Dalla riunione di ieri è venuto fuori che nei quattro mesi nei quali questo Mariconda ha ricoperto la carica di presidente di Risanamento si è portato a casa 1 milione di euro. Vale a dire che per ogni giorno passato a sudare nel suo studio di via Cerva ha guadagnato 8.333 euro e per ognuna delle 12 ore ne ha beccati 694.

L’unico giornale a parlare di questo scandaloso compenso è il quotidiano “MF” che ieri sera per bocca del suo direttore, Osvaldo De Paolini, ha stigmatizzato l’incredibile emolumento attribuito durante una crisi paurosa.

Con Mariconda la vita è gioconda.

5 – BAGNASCO E BERTONE UNITI PER FABI ALLA DIREZIONE DELL'”AVVENIRE”

Laudetur Jesus Christus: “Si avvisano i fedeli che sull’asse Bagnasco-Bertone sta maturando la candidatura del direttore in pectore per il quotidiano l'”Avvenire”.

Le due Eminenze starebbero convergendo sul nome di Gianfranco Fabi, l’attuale direttore di Radio24, emittente del Gruppo “Sole 24 Ore”.

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