DA LODI SOLDI
A BANCA D’ ITALIA?

18 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Nega Gianpiero Fiorani, interrogato ieri fino alle otto di sera a San Vittore. Nega il suo braccio destro Gianfranco Boni, anche lui richiuso da oltre un mese nel carcere milanese, che è stato sentito tre giorni fa. E aveva negato tutto, lunedì, anche Silvano Spinelli, il vecchio del gruppo di Bpi, agli arresti domiciliari. Ma la Procura non si convince e torna, interrogatorio dopo interrogatorio, a battere sullo stesso tasto: i soldi che dalla contabilità segreta di Fiorani sarebbero arrivati a Via Nazionale, agli uffici della Banca d´Italia, nel periodo in cui proprio dal via libera di Bankitalia dipendeva la più ambiziosa delle operazioni di Fiorani, la scalata ad Antonveneta.

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Non si sa quali indizi abbiano portato i magistrati ad aprire questo filone di indagine. Ma l´insistenza con cui su questo versante hanno deciso di scavare è il segno che siamo di fronte a qualcosa più di una ipotesi o di un sospetto. Ed è evidente che se arrivassero dei riscontri, lo scenario del caso Antonveneta cambierebbe di colpo. L´assalto (stroncato dall´indagine) di Bpi ad Antonveneta si sarebbe basato non solo sulla benevolenza del governatore Antonio Fazio e sulla sua decisione di tutelare l´”italianità” del sistema, ma anche sulla corruzione di figure chiave del supremo organo di vigilanza sull´attività del sistema bancario del nostro paese.

Già una settimana fa – ne aveva dato conto il Sole 24 Ore – era trapelata la notizia che la Guardia di finanza si stava muovendo alla ricerca di conti correnti italiani ed esteri riconducibili a funzionari di Bankitalia. Nei giorni successivi, la ricerca si è affinata. E la Procura sospetta che la corruzione a Palazzo Koch possa essere stata alimentata con il denaro che Fiorani e i suoi collaboratori rastrellavano dai cosiddetti «clienti privilegiati» di Bpi, fortunati signori cui veniva concesso di guadagnare a rischio zero su operazioni di Borsa, a condizione che ritornassero ai vertici della banca tra il 40 e il 70 per cento delle plusvalenze.

Denari che sono finiti ad alimentare il patrimonio personale di Fiorani e dei suoi principali collaboratori, ma che fin dall´inizio la Procura sospetta che siano serviti anche per operazioni inconfessabili. La corruzione degli uomini di Banca d´Italia potrebbe essere uno di questi. Come delle operazioni “coperte” potrebbe fare parte un altro tema toccato più volte negli interrogatori quello dei soldi ai politici. Qui gli arrestati sono stati più loquaci.

L´elenco dei parlamentari beneficiati dalla generosità di Fiorani non dovrebbe avere subito new entry rispetto al censimento fatto nelle settimane precedenti (finora si tratta solo di esponenti del centrodestra) ma sono arrivati alcuni dettagli e conferme. Prima o poi – più prima che poi – la procura dovrà decidere il tipo di trattamento giudiziario da riservare ai politici citati a vario titolo nei verbali. E in questi giorni alla porta del procuratore aggiunto Francesco Greco ha bussato più di un avvocato incaricato di sondare l´atteggiamento dei pm. È arrivato il difensore di Aldo Brancher, Forza Italia, sottosegretario alle Riforme; è passato il legale di Paolo Romani, ex coordinatore di Forza Italia in Lombardia; ha chiesto di essere ricevuto il professionista che assiste il senatore Luigi Grillo, anche lui di Forza Italia. Tutti vogliono sapere se è il caso che i loro clienti si presentino per dare spiegazioni. A tutti è stato risposto: ci faremo vivi noi.

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