DA GREENSPAN NIENTE TIMING SUI TASSI

22 Aprile 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Non è impellente la necessità di un aumento dei tassi di interesse americani. Con questa battuta si può riassumere la testimonianza del presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, tenuta mercoledi’ davanti al Comitato economico congiunto del Congresso statunitense.

In buona sostanza, Alan Greenspan ha di nuovo «giocato» i mercati finanziari che davano oramai per scontato un aumento imminente dei tassi di interesse americani. E infatti il dollaro, che ieri in giornata sull’aspettativa di un rialzo dei tassi americani aveva toccato i massimi degli ultimi cinque mesi nei confronti dell’euro e del franco svizzero, si è leggermente indebolito dopo l’intervento del presidente della Fed.

Altrettanto è successo ai futures sui tassi a breve che sono rimbalzati dopo la testimonianza di Alan Greenspan. È legittimo quindi chiedersi quali sono i punti fermi che si possono evincere dalle parole del presidente della Federal Reserve.

Il primo elemento, e sicuramente il più importante, è che Alan Greenspan, come ha ripetuto ieri, ritiene che sia stato scongiurato il pericolo di deflazione, che aveva spinto la banca centrale americana ad abbassare i tassi all’1%, ossia al livello più basso degli ultimi 46 anni. Quindi, non vi è più la necessità di seguire una politica monetaria fortemente espansiva come quella attuale.

Il secondo elemento, sottolineato da Greenspan, è che la ripresa è sì più vigorosa, ma che il forte aumento della produttività e la persistenza di capacità produttive inutilizzate non fanno temere un rialzo dell’inflazione. Quindi, e siamo all’elemento conclusivo, i tassi di interesse saliranno, ma non c’è urgenza di aumentarli immediatamente.

In pratica, Alan Greenspan ha lasciato «a bocca asciutta» i mercati che si aspettavano un’indicazione per intuire il «timing» dell’attesa svolta della politica monetaria americana con la conseguenza di aumentare il grado di incertezza. Greenspan ha infatti confermato che la lunga fase di politica monetaria espansiva e di tassi di interesse a livelli storicamente molto bassi è agli sgoccioli, ma non ha fornito alcun segnale per capire se la Fed si muoverà già quest’estate oppure dopo le elezioni presidenziali di novembre.

In buona sostanza, Alan Greenspan sta invitando i mercati finanziari ad avviare il processo di «repricing» delle diverse attività in base alla prospettiva della fine di un lungo periodo di denaro facile e a basso prezzo, affinché non vi siano pericolosi scossoni, mentre si lascia le mani libere sulla scadenza del primo rialzo del costo del denaro i cui tempi dipenderanno dai prossimi dati dell’economia americana.

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