Da Google a Facebook, ecco come i giganti hi-tech raggirano il fisco italiano

7 Settembre 2017, di Mariangela Tessa

Macinano milioni di euro in fatturato, ma al fisco italiano versano una miseria. Stiamo parlando delle multinazionali hi-tech, giganti del calibro di Facebook e Apple.

Scrive Ettore Livini in un articolo pubblicato su La Repubblica:

La moral suasion della Procura di Milano – che ha “convinto” Google e Apple a patteggiare il versamento di 624 milioni di imposte arretrate – non è servita a molto. Il gioco delle tre tavolette erariali (incasso i soldi nel Belpaese ma registro i ricavi in Irlanda, Lussemburgo, Olanda o nel Delaware, dove le aliquote sono low-cost) continua. E il Tesoro resta come sempre a bocca asciutta.

Secondo quanto si legge nell’articolo:

Facebook, Apple, Amazon, Airbnb, Twitter e Tripadvisor – aziende che fanno girare qualche miliardo l’anno nella penisola – hanno versato in tutto nel 2016 all’Agenzia delle entrate 11,7 milioni di euro. La stessa somma, per dire, pagata dalla sola Piaggio. 

A sentire i diretti interessati, non ci sarebbe nessuna pratica illegale. Il punto è che le stesse società avrebbero messo in moto una macchina perfetta per “sfruttare la competizione fiscale tra nazioni mettendo su residenza legale dove si pagano meno balzelli”. Un esempio per tutti è il caso Facebook:

Il social di Mark Zuckerberg ha venduto nel 2015 in Italia servizi – in particolare pubblicità – per 224,6 milioni, calcola lo studio presentato in Senato. Quei soldi però non sono mai entrati nel mirino dell’Agenzia delle entrate di casa nostra. Facebook li ha fatti sparire incassandoli virtualmente – miracoli dell’era digitale – a Dublino per sfruttare i saldi dell’erario irlandese. La filiale italiana ha contabilizzato solo i servizi amministrativi e logistici garantiti alla casa madre (7 milioncini di euro nel 2015, 9,3 lo scorso anno) e ha versato a Roma una tassa simbolica: 203mila euro nel 2015, 267mila l’anno scorso, più o meno quanto paga un negozio ben avviato nel centro della capitale.

Lo stesso sistema è replicato dagli altri giganti hi-tech:

Apple triangola sull’Irlanda i soldi incassati grazie ad iPhone & C. in Italia, come Twitter. Amazon ha scelto fino a poco tempo fa il Lussemburgo. Il pedaggio pagato all’erario tricolore da Airbnb nel 2016 grazie a questi giochi di prestigio fiscali è ammontato a 62mila euro. Meno ancora ha sborsato Trip Advisor, ferma a 12.594 euro, più o meno le imposte versate da un impiegato.