DA DAVOS L’OMBRA DI UNA NUOVA RECESSIONE

29 Gennaio 2010, di Redazione Wall Street Italia

Chi sperava di poter mettere definitivamente la parola fine alla piu’ grossa crisi dopo quella del ’29 deve ricredersi: il ritmo della ripresa potrebbe subire una battuta d’arresto entro la fine dell’anno in corso. Sono tutti concordi i gotha dell’economia e della finanza riuniti al forum annuale di Davos, in Svizzera, dalle cui riflessioni emergono chiare indicazioni per i prossimi mesi.

Se e’ vero che l’economia in generale si sta riprendendo, e’ altrettanto vero che non e’ ancora tempo per considerarsi fuori pericolo. Cosi’ riporta il Wall Street Journal.

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Il nodo cruciale e’ il pesante indebitamento con cui governi e possessori di case in Stati Uniti ed Europa dovranno fare i conti ancora per un bel po’. Le speranze di una crescita globale vanno mitigate, ma non per quanto riguarda paesi come Cina e India destinate invece a fare meglio.

A riproporre l’ombra della recessione ci ha pensato l’economista Nouriel Roubini, che tre anni fa, proprio da Davos, aveva anticipato quello che poi e’ accaduto su tutti i mercati. Il professore della New York University e’ stranamente ottimista sulle prospettive positive delle economie emergenti. Ma intravede comunque rischi in una possibile bolla nel Sol Levante, nell’invecchiamento della popolazione in Russia e negli ostacoli di tipo politico in Brasile e India.

Quanto alla regolamentazione finanziaria, Roubini e’ tra coloro che si interrogano sulle stringenti misure che dovrebbero portare alla separazione tra banche commerciali e banche di investimento.

Il finanziere George Soros e’ sicuro che la riforma degli istituti finanziari sia prematura e insufficiente. “In linea generale appoggio il piano Obama, ma il timing e’ sbagliato. E’ troppo presto. Le banche non sono ancora fuori pericolo”.

Altri avvertono: regole stringenti potrebbero minare la ripresa in generale. “L’incertezza economica da cui stiamo tentando di uscire potrebbe esser seguita da un incertezza di tipo politico”, ha sostenuto il professore all’universita’ di Chicago Raghuram Rajan. Un esempio per tutti: il mix disoccupazione Usa al 10% e crescita cinese potrebbe spingere gli Stai Uniti verso misure populiste e protezioniste”, ha detto.

Stessa opinione anche da parte del co-fondatore del fondo di private equity Carlyle David Rubenstein. E’ un illusione credere che stringenti regole possano impedire future crisi finanziarie. Gli Stati Uniti devono migliorare “le tre d: debito, deficit e dollaro”, ha concluso.