Cure anti-cancro: italiani a caccia del siero dello scorpione

20 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Da quando sulla Rete si è diffusa la voce che un siero, il Vidatox, prodotto con il veleno della coda di un particolare di scorpione azzurro sarebbe in grado di fornire un rimedio omeopatico contro i tumori, si è scatenata la caccia. Sia sul sito ufficiale della compagnia farmaceutica cubana che lo produce, sia sul mercato clandestino.

Ma il rischio di essere truffati e’ molto alto. A Cuba il veleno prelevato dalla coda dello scorpione viene usato a scopi terapeutici dal 19esimo secolo, quando “l’olio dello scorpione” come veniva chiamato allora, venne creato per problemi di ritenzione idrica.

Il potenziale anti-tumorale del siero Rhopalurus junceus e’ stato scoperto negli anni ottanta a Guantanamo. Tuttavia c’e’ voluto del tempo prima che gli studi empirici portassero a qualche risultato soddisfacente.

La composizione del veleno e i suoi effetti sulle cellule tumorali non si conoscono, ma la compagnia farmaceutica cubana LABIOFAM ha deciso di determinarne la sua citotossicita’ e i suoi effetti proteici sia sulle cellule tumorali che su quelle in salute. Il prodotto e’ disponibile sul mercato da ottobre dell’anno scorso, ma solo ultimamente sta attirando l’attenzione in Italia.

Sembra che circa 35mila italiani si siano già recati a Cuba per acquistare dosi di tale veleno. Qui infatti un centro farmaceutico produce un siero propagandato come cura per i casi di cancro, o almeno alcuni di essi.

Un’altra possibilita’ e’ andare a Tirana, in Albania, dove si trova la clinica, sede succursale albanese di Pharma Matrix. Il prodotto messo in vendita non e’ pero’ un farmaco a tutti gli effetti. Bensi’ il TRJ-C30, precedentemente pubblicizzato come seconda versione del farmaco, quella omeopatica; l’etichetta delle bottigliette prodotte da Pharma Matrix lo indica come farmaco omeopatico diluito 30CH, praticamente acqua pura senza nessuna traccia di veleno di scorpione.

Ma non è tutto, approfondendo le ricerche si può notare, grazie alla foto (vedi sotto), che la clinica si presenta come “Clinica della fertilità”. Quale può essere il collegamento? Come sempre in questi casi, qualcuno si è premurato di indagare e, utilizzando i contatti indicati nel sito, ha chiesto delucidazioni in merito alle procedure.
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Le informazioni raccolte portano a qualcosa di poco chiaro: infatti, una volta appurato che la visita va prenotata pagando la somma di 250euro (in anticipo e che poi, dicono, verrà scontata dal costo totale delle terapie), non si capisce come possano poi occuparsi di un malato di cancro, sembrerebbe una copia del famoso laboratorio di distribuzione a Cuba, solo più confortevole.

All’interno della struttura c’è un ufficio preposto, che ospita la Pharma Matrix, dove ci puo’ recare con la propria storia clinica e dove in seguito si puo’ ricevere il rimedio miracoloso; il punto è che in realtà la clinica dovrebbe occuparsi soltanto di medicina della riproduzione e non dovrebbe avere nulla a che fare con l’omeopatia, tanto meno con i rimedi cubani.

Grazie a una verifica risulta che un’equipe di medici italiani sta fornendo consulenza scientifica a una clinica albanese solo ed esclusivamente per aspetti concernenti il settore che riguarda le tecniche di PMA (procreazione medica assistita). Pharma Matrix, tuttavia, ha fatto il nome di medici che non hanno nulla a che vedere con i farmaci cubani ma che si occupano di problemi di fertilità. Qualcosa di sospetto evidentemente c’e’.

Chiaramente il “veleno dello scorpione azzurro” si trova anche sul mercato nero del Web: ci sono diversi siti specializzati e lo si può acquistare anche nella vicina Albania. A Cuba fino a poco tempo fa veniva distribuito gratuitamente: poi, fiutato probabilmente l’affare, è stato messo in vendita in una farmacia internazionale presente sull’isola al costo di circa 160 euro alla confezione.

Per i residenti, costa solo un euro, il che ovviamente li rende graditi procacciatori del siero. Ma cosa è il Vidatox? Conosciuto anche come Escozul, viene prodotto con il veleno che si trova nella coda dello scorpione azzurro. Secondo il sito dell’associazione di medicina naturale e omeopatica AMON che ha dedicato un portale proprio al farmaco e che si definisce senza scopo di lucro e composta da volontari, il Vidatox è “un valido aiuto alla lotta contro il cancro”. Nel sito si spiega che il Vidatox “è un rimedio naturale organico efficace per il cancro, a base di veleno diluito dello scorpione (Junceus Rhopalurus). E che “si produce e si trova solo a Cuba”.

La tossina dello scorpione è stata analizzata una prima volta nel 1980, continua il sito, dal biologo Misael Bordier: “dopo aver pensato di provare il siero su alcuni pazienti malati di cancro, si calcolano in 60mila le persone che ne sono state sottoposte al trattamento”.

Nelle pagine web non viene precisato se e quante persone siano guarite in base a questa cura, ma solo che “i benefici nell’assumere Vidatox sono importanti e sopratutto molteplici” ad esempio nello stimolare il sistema immunitario, ridurre il dolore, anumentare appetito ed energia, prolungare e migliorare la qualità della vita e inibire la crescita delle cellule del cancro.

Ma il siero – come accaduto con altri farmaci del passato spacciati come “miracolose cure contro il cancro” – non convince proprio tutti, a partire dall’oncologo Francesco Schittulli, presidente Pdl della Provincia di Bari che lo considera un placebo in grado di suscitare solo false illusioni nei pazienti. Il medico ha fatto sapere di aver chiesto al ministro della Salute di avviare i protocolli di sperimentazione a proposito del farmaco in questione prodotto a Cuba e distribuito da aprile di quest’anno in Albania.

Dello stesso parere di Schittulli anche altri due colleghi, Nicola Marzano e Gennaro Palmiotti, che hanno parlato di un buon 20% dei loro pazienti in stadio avanzato se non terminale, che si affidano a quest’ultima speranza.

Francesco Matteucci, presidente di Pharma Matrix, la società che distribuisce il medicinale, e che è stato fermato a Bari dalla Guardia di finanza con 200 flaconi di Vidatox C 30 privi di autorizzazione sanitaria e denunciato a piede libero, ha spiegato come il farmaco viene impiegato come rimedio anti tumorale, “i cui benefici – ha fatto sapere – si possono acquisire tramite alcune testimonianze dirette di pazienti che lo hanno adottato”.

Sul sito di Pharma Matrix si legge che si è arrivati alla decisione di produrre il siero cubano dopo oltre quindici anni di un progetto di ricerca volto a valutare il suo potenziale come agente anti tumorale, analgesico, anti-infiammatorio, e la sicurezza tossicologica. Il medicinale è stato applicato su 174 pazienti malati di cancro di entrambi i sessi a cui sono state somministrate cinque gocce sublinguali ogni dodici ore durante il periodo compreso tra il 12 marzo 2007 e il 2 febbraio 2010.

Risultato? Miglioramento delle condizioni di infiammazione, dei parametri ematologici e della funzione degli organi colpiti dalla malattia, oltre che ad un aumento dell’appetito e dell’energia. Sul sito inoltre si legge che l’uso del Vidatox può migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici, incrementare la sopravvivenza e frenare lo sviluppo tumorale, senza l’apparizione nei soggetti, dei sintomi indesiderabili di altre terapie.

Nonostante i dubbi sulla reale efficacia del medicinale sollevati da numerosi oncologi e specialisti internazionali, il Vidatox sembra essere molto richiesto in tutta Europa, e non solo in Italia. Sarebbero ormai più di sessanta mila i pazienti trattati con il veleno cubano ricavato dallo ‘Junceus Rhopalurus’. Nel 2010 sono stati tretacinque mila gli italiani che hanno acquistato il prodotto a Cuba. Sarebbero tra i dieci e i venti pazienti al giorno che si mobilitano dall’Italia per comprare le gocce sublinguali al costo di 98 euro.

Tra i migliori clienti, così come ha fatto sapere il presidente della società del farmaco, ci sono i pugliesi seguiti da toscani, piemontesi, lombardi e calabri. La receptionist della Pharma Matrix ha riferito come proprio dal capoluogo pugliese esiste un volo diretto per Tirana: un “viaggio della speranza” per andare ad acquistare l’Escozul, il nome con cui il farmaco è conosciuto in Albania.