Crolla la fiducia negli Stati Uniti, come ai tempi di Carter. Ma Wall Street resiste

12 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Seduta positiva a Wall Street. L’indice Dow Jones al termine degli scambi registra un rialzo dell’1,13%, il Nasdaq guadagna l’1,60% e lo S&P500 avanza dello 0,53%.

Dopo la pubblicazione dell’indice relativo alla fiducia dei consumatori i listini azionari americani hanno ritracciato immediatamente dai massimi toccati in giornata e il Nasdaq ha virato anche per qualche minuto in territorio negativo, per poi riprendersi.

Il dato sulla fiducia è letteralmente crollato, scendendo ai minimi dal maggio del 1980, quando alla Casa Bianca c’era Jimmy Carter, il che mette in evidenza il clima di preoccupazione dei consumatori americani verso il futuro dell’economia degli Stati Uniti. Con un tasso di disoccupazione che rimane alto, i salari stagnanti e un governo che non convince più, i cittadini americani che hanno partecipato al sondaggio stilato dall’Università di Michigan non hanno fatto nulla per nascondere le loro apprensioni.

Richard Curtin, direttore del team che ha curato il sondaggio, ha affermato categorico: “Mai prima nella storia dei sondaggi un numero così alto di consumatori aveva fatto riferimento chiaramente agli aspetti negativi del ruolo dell’amministrazione”. Due terzi di tutti i consumatori intervistati hanno ammesso poi di ritenere che l’economia Usa sia recentemente peggiorata.

L’ottimismo successivo alla pubblicazione del dato comunicato in precedenza, e relativo alle vendite al dettaglio, è andato così dietro le quinte. L’indicatore, con un rialzo dello 0,5%, in linea con le attese, ha segnato la crescita più sostenuta degli ultimi quattro mesi e aveva portato i trader, dopo la sua diffusione, a sperare in nuovo rally.

Ma in generale i dati contrastati non sostengono la performance di nessun mercato azionario, e così è stato per Wall Street, che con la sua debolezza sconta il clima di incertezza. Difficile ottenere tra l’altro certezze in un momento in cui si parla del ritorno di una recessione o di un crack dell’Eurozona.

Tutte le piazze finanziarie globali sono vittima di una forte volatilità, che le trascina con violenza o verso l’alto o verso il basso. Nella giornata di ieri, per esempio, il Dow Jones è balzato di 423,37 punti, cioe’ del 3,95%: è stata la prima volta della storia che l’indice ha chiuso con una variazione netta di 400 punti, o superiore, per quattro sedute consecutive.

Facendo il riassunto della settimana, intervistato da Bloomberg.com Steven Englander, responsabile del Groppo dei 10 strategist che si occupano del mercato valutario presso Citigroup, a New York, ha così ricordato. “Abbiamo iniziato la settimana con il downgrade degli Stati Uniti, per concentrarci poi sulle banche europee”.

Tra i titoli sotto i riflettori a Wall STreet, Nvidia, ora in rialzo solo dell’1%, dopo essere balzata del 13% in premercato, trascinata dai risultati trimestrali superiori alle stime degli analisti. Male invece il titolo retail J.C. Penney, che fa -3% dopo aver diffuso un outlook più debole del consensus relativo ai conti del terzo trimestre.

Sul fronte valutario l’euro rimane in rialzo nei confronti del dollaro, a $1,4278. Nei confronti dello yen, la moneta unica viaggia attorno a quota 109,58.

Da segnalare che, nell’arco di una settimana, il rapporto euro/yen è scivolato del 2,1%, ovvero al ritmo più sostenuto dai cinque giorni terminati il 15 luglio. Anche il dollaro ha concluso l’ottava in ribasso contro la valuta giapponese, avvicinandosi ai minimi del periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, pari a 76,25 yen.

I futures sul petrolio salgono dello 0,82% a $86,42 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono piatte a $1.715 l’oncia. I rendimenti dei Treasury a dieci anni sono in flessione al 2,280%.