CROLLA A CANDELA IL MERCATO DELL’ARTE

16 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il verdetto delle aste londinesi di febbraio è senza scampo. Tra Christie’s e Sotheby’s le vendite d’arte impressionista, moderna e contemporanea conclusesi la scorsa settimana hanno raccolto 166,3 milioni di sterline. Il 65% in meno rispetto ai 470 milioni di pound incassati con le analoghe aste nel 2008.

Christie’s è riuscita meglio nella politica di contenimento della crisi. Ha venduto per 94,3 milioni di sterline rispetto ai 205,2 del 2008. Mentre Sotheby’s è crollata dai 264,3 dell’anno scorso ai 72 milioni di oggi.
Ma questa volta le cifre non bastano a dire per intero la verità su ciò che sta accadendo. Le Evening Sale di quest’anno sia di Impressionist & Modern che di Contemporary Art, presentavano cataloghi striminziti. Con valutazioni molto al di sotto delle stime correnti sino a giugno 2008. Anche se avessero aggiudicato tutto al triplo delle valutazioni, non avrebbero sfiorato la metà degli incassi precedenti.

Per questo è necessario vedere oltre i numeri. La prima constatazione è che il crollo è stato maggiore nel segmento delle Evening Sale, le sessioni d’asta frequentate per antonomasia dai super-ricchi. Qui, la caduta è stata del 66,5%. Mentre nelle Day sale il decremento degli incassi si è fermato al -50%. Considerando che nelle Day il totale dei lotti presentati era più simile a quello dei cataloghi 2008, rispetto alla Evening, ne consegue che il segmento medio del mercato sembra giocare un ruolo propulsivo rispetto alla crisi in atto.

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Detto questo siamo andati a spulciare tra gli autori italiani presenti nei vari cataloghi, per cercare di comprendere meglio le tendenze in corso.

Da Sotheby’s, tra i moderni, una «Cariatide» del 1913 di Amedeo Modigliani (stimata 6-8 milioni di pound) è andata invenduta. Mentre nel catalogo Christie’s «Les deux filles» dello stesso autore (stimato 3,5-5,5 milioni) è stato aggiudicato per 6.537.250 sterline.

Interessante, da Christie’s, la comparazione tra i tre de Chirico presenti. Il primo, un capolavoro del ’29 («Le cheval d’Agamémnon») stimato 350-450 mila pound è andato invenduto. Mentre nella Day Sale una «Natura morta» del ’34 stimata 20-30 mila pound è arrivata a 46.850 e un «Cavallo con scudiere» degli anni 60, stimato 60-80 mila è andato venduto per 73.250 sterline diritti compresi. Ciò significa che il mercato è composto da acquirenti perfettamente in grado di comprendere autonomamente il prezzo reale di ogni opera. Se le stime sono eccessive il quadro va invenduto. Se sono realistiche si vende, ma aggiustando nel prezzo finale la realtà dei valori correnti. Nessuno si fa più prendere per il naso.

Nelle aste di contemporanea, da Sotheby’s, un Giovanni Anselmo, stimato 40-60 mila è andato a 70.850 pound. Agostino Bonalumi, esponente storico dell’arte astratta attraverso la tecnica dell’estroflessione delle tele, era presente con un’opera del 1965 stimata 25-35 mila ma battuta a 43.250 pound. Bene Fontana che ha tenuto, al ribasso. Così come gli informali Afro e Burri. Invenduto Vezzoli.

Ma ora che accadrà nelle vendite in arrivo in Italia? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Rosa che sta lavorando sull’asta Finarte a Milano del prossimo 17 marzo. «Un riequilibrio dei prezzi e un mercato più sano e meno speculativo saranno le parole d’ordine dei prossimi mesi — ci ha detto —. Da Londra arrivano conferme sulla tenuta generale, pur in presenza di un’offerta selettiva e con valutazioni appetibili. In Italia questo andamento non è stato ancora metabolizzato del tutto. E questo finirà per limitare le transazioni anche se la domanda resta forte». Insomma, il mercato c’è. A patto che si smetta di sognare i prezzi degli anni scorsi.

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