Crisi Ue: il contagio è in atto, si è all’effetto farfalla

9 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – L’euro in qualche modo “tiene” e si mantiene in un range ristretto che mostra quanta prudenza ci sia in questo momento che circonda la moneta unica. Unitamente alla prudenza ci sono anche prese di profitto veloci come la luce, dopo il minimo a 1,1842 raggiunto giorni addietro.

L’euro fatica a rimanere a galla, perché gli analisti comunque rimangono tesi riguardo al livello di indebitamento nei paesi europei.

Questa settimana Portogallo, Spagna e Italia dovranno emettere altri bond e vedremo chi e come parteciperà all’asta (specialmente quella spagnola, visto che è la prima dal downgrade) per valutare la tolleranza al rischio del mercato in questo momento.

L’euro non è solo “pesante” contro il Usd, bensì anche contro Chf e Yen: ieri la SNB è intervenuta dopo la discesa sotto 1,3800 dell’EurChf ma gli interventi sono limitati e servono solamente a “scacciare” gli investitori dalle posizioni in EurChf.

Come dicevamo anche in passato, questo cambio rappresentava una lotta tra mercato e SNB attorno ai livelli 1,50 e 1,48. Sotto tali livelli il mercato ha subito stop loss ingenti e quindi possiamo dire che sotto la guida di Hildebrand la SNB ha sconfitto il mercato.

Di fatto, l’EurChf non viene più toccato quasi da nessuno ed è molto “economico” intervenire. Abbiamo visto in difficoltà anche la sterlina ieri, dopo che l’agenzia di rating Fitch ha dichiarato che “la Gran Bretagna sta affrontando una sfida fiscale formidabile” visto che il debito pubblico inglese sta schizzando alle stelle.

Volgiamo lo sguardo anche ad Oriente, perchè l’azionario coreano continua a rimanere in range proprio per le problematiche europee, che stanno limitando i flussi di capitali che prima permeavano l’area orientale. Dunque il Kospi continua a vagare tra il 1,600 e 1,700 anche sulla base delle tensioni politiche interne alla Corea stessa.

Il contagio quindi è iniziato, perché problematiche in una parte del mondo – così come vorrebbe l’effetto farfalla – creano disagi dall’altra parte del mondo. Incertezza e timore limitano i flussi transnazionali di capitali; inoltre, in questo mondo sempre più globalizzato, diventa difficile trovare attività totalmente decorrelate per coprirsi in momenti del genere.

Tra trader discrezionali, fund manager e strategie quantitative, abbiamo correlazioni che cambiano molto più spesso, una volatilità (e quindi opportunità) maggiore che genera movimenti più rapidi.

Insomma, è il caso di sfruttare questo momento non pensando di fare il “colpo grosso” bensì sfruttare le continue oscillazioni con leva bassa, perché di occasioni se ne creano anche molteplici ogni giorno.

Passiamo all’analisi tecnica dove, iniziando dall’eurodollaro, vediamo come regga ancora la situazione.

Come dicevamo ieri ci troviamo in una fase laterale compresa fra 1.20 e 1.1880 con l’incognita di quale dei due livelli sia oltrepassato per primo (anche se seguendo la tendenza primaria siamo portati a pensare al supporto di 1.1880, con completamento di questa tendenza al punto di partenza a 1.1640).

Ieri in mattinata il cambio UsdJpy ha dato un’ennesima prova di quanto il livello prossimo a 90.60 sia considerato dal mercato. Per la giornata, oltre al livello sopra indicato terremmo in considerazione anche una resistenza in area 92 figura, a cui si sono concentrati parecchi massimi orari consecutivi due giorni fa.

La situazione dal cambio EurJpy, durante gli ultimi giorni, risulta essere identica a quella del cambio eurodollaro, con una fase di range in questo caso compresa fra 108 e 110. Strategie a favore della moneta unica devono considerare che il livello inferiore risulta essere il minimo dal 2001 e che un’eventuale rottura ha come target un iniziale 105.50.

Il cable si trova in questo momento equidistante dai due livelli più importanti. Parliamo di 1.4345 e 1.4480.

Come suggerito da alcune settimane una strategia favorevole alla ripresa della sterlina deve necessariamente considerare il supporto degli ultimi mesi in area 1.4240, a cui si sono concentrati 5 minimi in 7 giornate di trading.

Vediamo ora quali potrebbero essere i due migliori termometri del mercato, il Chf e l’oro.

Entrambi stanno vivendo una parentesi di eccesso storico, in quanto “beni rifugio”, anche se a dire il vero per le prossime ore è presente una differenza piuttosto significativa. Il franco svizzero ha rotto l’ultimo livello di supporto psicologico considerato inviolabile a 1.40, continua a far registrare minimi storici sempre più lontani e solamente proiezioni ipotetiche possono fornire eventuali livelli di supporto: per esempio per le prossime ore può essere considerata valida la zona compresa fra 1.3550 e 1.36 figura.

In molti stanno provando sulle loro spalle quanto un posizionamento favorevole alla ripresa della moneta unica, per l’ipotesi di un intervento da parte della SNB, sia risultato un azzardo: questo potrebbe essere il classico esempio di cambio da lasciar sfogare e piuttosto riacquistare in corsa successivamente ad un’evidente risalita, perdendo anche il timing di ingresso di un paio di figure, ma avendo una configurazione chiara di ripresa.

L’oro invece ha ancora graficamente un livello di resistenza in cui confidare, già testato ieri, in area 1.250 $/oncia, prima di mollare i freni e continuare la precisa tendenza iniziata qualche anno indietro.

Quindi attenzione al doppio massimo che, almeno in teoria se non dovesse essere oltrepassato, avrebbe la possibilità di far arretrare i prezzi sino a 1.150 $/oncia, livello indicato dalla precisa trendline ascendente più volte confermata i mesi passati (inizio febbraio e fine marzo sono i due esempi più recenti).

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