CRISI PROFONDA PER FANNIE E FREDDIE, CROLLO -25%

20 Agosto 2008, di Redazione Wall Street Italia

Per Fannie Mae e Freddie Mac la crisi si fa sempre più profonda. Le due agenzie semipubbliche chiudono la seduta odierna a Wall Street in netto calo: Fannie é calata del 25,62% a 4,47 dollari e Freddie ha accusato una flessione del 24,22% a 3,16 dollari.


Sull’andamento delle due agenzie, il Tesoro americano resta “vigile” sugli sviluppi del mercato e “focalizzato – spiega un portavoce – sugli sforzi per favorire la stabilità del mercato, la disponibilità di mutui e la protezione dei contribuenti”. Un’affermazione che gli operatori leggono come diversa rispetto a quelle rilasciate ultimamente dal tesoro sull’argomento: fino a ora, infatti, lo staff del segretario Henry ‘Hank’ Paulson ha ribadito in modo coerente e costante di non avere intenzione di utilizzare il potere che gli è stato dato per salvare Fannie e Freddie.

La dichiarazione rilasciata oggi, quindi, sembrerebbe – aggiungono gli operatori – indicare un cambiamento di rotta e quindi lasciare aperta la porta a un possibile intervento diretto del Tesoro per salvare Fannie e Freddie.

I rumors su un possibile incontro fra i manager di Freddie e quelli del Tesoro e sul rientro anticipato dalle vacanze estive da parte di James Lockhart, direttore dell’Ofheo, preoccupano più delle rassicurazioni sull’adeguatezza di capitale giunte dall’amministratore delegato di Fannie, Daniel Mudd. Gli investitori non credono che Fannie, così come Freddie, possa farcela da sola. Fannie e Freddie sono oggi arrivate ai nuovi minimi da oltre 15 anni. Freddie ha infatti toccato un minimo intraday a 2,95 dollari per azione, il livello più basso dal 2 novembre 1990. Fannie è scesa a 4,74 dollari per azione, il livello più basso dal 24 gennaio 1989.

L’ipotesi avanzata dal settimanale Barron’s, secondo il quale le possibilità di un intervento diretto del Tesoro per salvare Fannie e Freddie sono aumentate, vista la loro difficoltà a raccogliere il capitale necessario, sta acquistando credito fra gli operatori. “Il mercato sta agendo come se un salvataggio fosse inevitabile”, spiega Sean Egan, managing director dell’agenzia indipendente di rating Egan-Jones Rating.

“Crediamo che il Tesoro sia costretto ad agire nell’arco delle prossime due settimane. Probabilmente – aggiunge – dopo il Labor Day (1 settembre), quando gli investitori sono rientrati dalle vacanze estive, in modo che il salvataggio abbia un effetto il più positivo possibile”. Mudd ha cercato oggi di stemperare le tensioni. In un’intervista alla radio ha precisato che Fannie non ha mai avuto tanto capitale e che “il Tesoro non ci ha offerto né noi abbiamo chiesto il suo aiuto”.

In molti identificano la fine del trimestre quale data clou per vedere se Fannie e Freddie ce la faranno: al termine dei tre mesi in corso, infatti, le due agenzie semipubbliche dovranno ripagare bond per 223 miliardi di dollari. Alcuni manager di Freddie dovrebbero incontrare oggi – secondo quanto riporta il Wall Street Journal – rappresentanti del Tesoro per discutere l’attuale situazione e valutare la possibilità che il Tesoro chiarisca le proprie intenzioni al fine di rassicurare gli investitori.

Fannie e Freddie giocano un ruolo chiave nel mercato dei prestiti ipotecari americano, essendo in possesso o controllando circa la metà dei mutui erogati. Solo lo scorso anno le due agenzie hanno accumulato perdite per oltre 14 miliardi di dollari, alle quali si sono aggiunti i ‘rossi’ registrati nel 2008. Lo scorso mese il segretario al Tesoro Henry ‘Hank’ Paulson ha ottenuto il via libera ad un piano di supporto per Fannie e Freddie, che prevede che le autorità competenti possano finanziare illimitatamente le due agenzie in caso di emergenza
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SCHEDA


Freddie Mac e Fannie Mae, i due pilastri del credito immobiliare statunitense finiti nell’occhio del ciclone, assicurano da oltre 40 anni la fluidità del mercato immobiliare americano. La Federal National Mortgage Association (Fannie Mae) e la Federal Home Loan Mortgage Corporation (Freddie Mac) sono due società private che non sono legate formalmente allo Stato americano ma dispongono di una linea di credito garantita, utilizzata per adempiere la propria missione pubblica, cioé quella di prestare denaro sul mercato a tassi più bassi di quelli concessi dalle banche.

Oltre a garantire un’offerta di credito a condizioni favorevoli, Freddie Mac e Fannie Mae possono acquistare prestiti immobiliari dagli istituti di credito che li hanno emessi. Nessuna delle due società può offrire direttamente prestiti a singoli individui. Fannie Mae è stata creata nel 1938 dal presidente americano Franklin D. Roosevelt, per aiutare l’economia ad uscire dalla Grande Depressione. E’ divenuta privata nel 1968.

Le origini di Freddie Mac risalgono a due anni dopo: è nata infatti da una legge votata dal Congresso nel 1970. A partire da quegli anni il portafoglio di Fannie e Freddie è cresciuto a dismisura di anno in anno, fino ad arrivare a toccare alla fine dello scorso maggio i 5.200 miliardi di dollari, cioé un terzo della capitalizzazione della Borsa di New York ed oltre un terzo del pil americano. Il raggio d’azione delle due società è stato ampliato dalla cartolarizzazione, il procedimento che consente di trasformare i debiti in obbligazioni per poi venderle agli investitori. A Freddie Mac spetta anche l’onore della prima emissione obbligazionaria legata ai prestiti immobiliari (mortgage-backed securities) nel 1971.

Lo scorso anno questi titoli sono stati il principale motore di propagazione della crisi dei crediti immobiliari a rischio, i cosiddetti subprime, sui mercati finanziari. Lo scorso mese il Tesoro americano, alla luce delle difficoltà incontrate dalle due agenzie, ha messo a punto un piano, presentato come il più ambizioso degli ultimi 20 anni, che prevede che le due agenzie siano messe sotto l’autorità di un nuovo organismo di controllo e consente loro di accedere a più capitali pubblici, permettendo inoltre al Tesoro stesso di acquistare, fino alla fine del 2009, azioni delle due società.

Un punto, quest’ultimo, che ha sollevato molte polemiche soprattutto in vista dei costi che potrebbe avere per i contribuenti. Secondo le stime del Comptroller Budget Office, il costo si aggirerebbe sui 25 miliardi di dollari in due anni. Il Tesoro ha più volte assicurato peraltro che non eserciterà il nuovo potere che la legge gli conferisce. (ANSA).