Crisi porta protezionismo

1 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia

Bangkok – Come conseguenza della crisi finanziaria e della crisi in Europa, che hanno danneggiato e continuano a danneggiare l’economia globale, un numero sempre maggiore di paesi introduce pratiche protezionistiche, nella convinzione di salvaguardare la propria economia. Non solo i paesi più deboli, ma anche il gruppo dei G20. Questa non è la strada ideale per uscire dalla crisi, avverte il Direttore Generale del World Trade Organization (WTO), l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), Pascal Lamy.

“Questa volta, sfortunatamente, i punti oscuri superano di gran lunga i punti chiari. Il volume del commercio colpito è intorno al 3% degli scambi globali, circa 4% per i soli paesi G20”, ha spiegato Lamy durante l’introduzione del report annuale a Bangkok.

Avverte che sebbene i numeri possano non sembrare eccessivi, “si tratta di una crescente porzione che ormai colpisce gli scambi internazionali per quasi $500 miliardi”, praticamente una somma che eguaglia gli scambi africani, o del Brasile e India messi insieme.

Non si deve suonare il campanello d’allarme, ma ricorda che misure protezionistiche, attraverso l’imposizione di restrizioni e sussidi, danneggiano la crescita economica dei paesi, specialmente in un contesto debole come quello attuale. La richiesta avanzata ai leader dei G20 è dunque quella di rispettare gli accordi commerciali internazionali e ridurre le varie restrizioni imposte al libero commercio.

A causa della crisi del debito nell’Eurozona, riviste al ribasso le stime sulla crescita degli scambi commerciali globali, da +5% nel 2011, a +3,7%.