CRISI MUTUI USA: 117 BANCHE IN DIFFICOLTA’

26 Agosto 2008, di Redazione Wall Street Italia

Crollano i profitti dell’industria bancaria americana: nel secondo trimestre i profitti sono scesi dell’86%. Secondo la Federal Deposit Insurance Corp (Fdic), il calo e’ legato al prolungarsi della crisi dei mercati immobiliari e del credito. La Fdic rileva inoltre che le banche in difficolta’ sono 117 nel periodo aprile-giugno, in aumento rispetto alle 90 rilevate nel primo trimestre, e che sono necessari piani per far fronte a eventuali perdite. Mai dalla metà del 2003 si era toccato un livello così elevato.

A tracciare l’ennesimo preoccupante ritratto sullo stato di salute dell’industria bancaria americana è la Federal Deposit Insurance Corp. (Fdic), costatando come le banche da lei assicurate hanno registrato, nel periodo aprile-giugno, un crollo degli profitti: dai 36 miliardi di dollari del 2007 agli attuali 5 miliardi. Complessivamente gli asset in difficoltà ammontano a 78 miliardi di dollari, di cui 36 fanno capo a Indymac. Dall’inizio dell’anno sono fallite negli Stati Uniti nove banche regionali, di cui la più importante era la Indymac.

Nella lista nera degli istituti in difficoltà non figurano grandi banche che, pur non essendo considerate in pericolo dalle autorità di regolamentazione, si preparano a registrare un altro trimestre nero con nuove perdite e svalutazioni. A confermare che l’industria bancaria americana continua ad attraversare un momento difficile è anche il boom di memorandum of understanding siglati dalle istituzioni con la Fed: si tratta di una sorta di accordi segreti fra banche e banca centrale con i quali gli istituti vengono costretti a intraprendere misure ad hoc per risolvere i propri problemi, fra le quali la sospensione del pagamento del dividendo o un aumento di capitale.

Gli accordi sono stati stretti sia con istituzioni finanziarie grandi sia piccole, dalla National City Corp, banca di Cleveland con 154 miliardi di asset, alla First Private Bank & Trust di Encino, California, divisione della Boston Private Financial Holdings con 660 milioni di asset. “L’aumento del numero dei memorandum non sorprende viste le condizioni di mercato che che molte banche si trovano a dover fronteggiare – spiega Roger Cole, il direttore banking supervision and regulation della Fed. “Sono utili per risolvere specifiche debolezze nel risk management e in altre aree”. Di solito i memorandum non vengono resi noti e quindi consumatori e investitori ne sono solitamente all’oscuro.