CRISI MUTUI: RECORD PIGNORAMENTI CASE IN USA

23 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Sale a livelli record il numero degli americani che perde la propria casa perché vittima dei pignoramenti; mentre i prezzi delle abitazioni crollano, la disoccupazione è in aumento e altre migliaia di licenziamenti vengono programmati da un colosso bancario come Goldman Sachs e dal gigante dell’auto General Motors. Sono queste alcune delle cattive notizie giunte oggi da Oltreoceano, che mostrano come gli Stati Uniti stiano facendo i conti con l’imminente recessione.

Il mercato immobiliare americano è ancora nel pieno della crisi, tanto che proprio oggi il governo Usa ha fatto sapere che sono allo studio misure per aiutare chi è in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo. I pignoramenti immobiliari hanno raggiunto un nuovo massimo storico, con un aumento del 71% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, al livello-record di 765.558 unità.

Così, il governo federale americano sta pensando di utilizzare parte del pacchetto di aiuti da 700 miliardi di dollari varato dal Congresso nei giorni scorsi, per offrire garanzie sui prestiti in modo da aiutare chi è in difficoltà con le rate a non perdere la propria casa. Ma intanto proprio il boom dei pignoramenti spinge ancora più giù i prezzi delle abitazioni rendendo gli americani più poveri, senza contare che continua l’emorragia di posti lavoro. L’indice dei prezzi delle case – rilevato dall’Office of Federal Housing Enterprise Oversight (OFHEO) – ha segnato ad agosto un crollo del 5,9% su base annua (-0,6% mensile dopo il -0,8% di luglio), mentre le richieste di sussidio di disoccupazione sono salite la scorsa settimana di 15.000 unità, più del doppio di quanto previsto dagli economisti.

Le domande di sussidio hanno toccato quota 478.000, ma potrebbero presto raggiungere la soglia psicologica delle 500.000 unità, se si tiene conto delle migliaia di tagli occupazionali annunciati nelle ultime ore. Goldman Sachs sarebbe pronta a eliminare 3.260 dipendenti, il 10% del totale della forza lavoro. Il taglio farebbe salire a oltre 130.000 il numero dei licenziamenti totalizzati nella sola industria finanziaria da metà 2007, offuscando quelli che seguirono lo scoppio della bolla tecnologica.

E la cifra potrebbe diventare ancora più alta se si dà credito allo scenario prefigurato da oggi Nouriel Roubini, l’economista che due anni fa predisse la crisi: la situazione di “panico” dei mercati – ha spiegato Roubini a un convegno a Londra – porterà a una “massiccia svendita di asset” e alla chiusura di centinaia di hedge fund con il rischio che i mercati finanziari globali possano sospendere l’ attività per una settimana o due.

Quanto a General Motors, fa i conti con la pesante crisi del mercato dell’auto e sta pensando di eliminare altri cinquemila posti di lavoro entro il primo novembre attraverso un piano di incentivi all’esodo. E per tagliare ulteriormente i costi, la casa automobilistica ha deciso di sospendere già da novembre il versamento dei contributi a carico dell’ azienda per il piano pensionistico.