CRISI MERCATI: NUOVO STOP BORSE, ALLARME RECESSIONE

2 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Il piano da 700 miliardi di dollari del governo americano per uscire dalla crisi finanziaria potrebbe salvare il sistema finanziario dal crac ma non evitare l’arrivo di una recessione economica in grande stile. Dal Fondo Monetario alla Bce, dagli analisti delle case d’affari agli investitori tutti oramai vedono nero per l’andamento dei prossimi mesi e i listini azionari, che tradizionalmente anticipano i cicli economici, cedono nuovamente terreno mettendo fine al tentativo di rimbalzo degli ultimi due giorni.

Eppure la giornata era partita sull’abbrivio della crescita della vigilia e le previsioni di Ubs, una delle banche in Europa più tartassate dalla crisi, di un terzo trimestre di nuovo in utile avevano spinto al rialzo i listini europei e in specie il martoriato comparto bancario. La prima gelata è arrivata con i dato sulla disoccupazione negli Stati Uniti, salita ai massimi da 7 anni, seguita poi dal discorso del presidente della Bce Jean Claude Trichet che, pur mantenendo i tassi invariati ha prospettato un loro prossimo taglio (che il mercato stima fra novembre e dIcembre) e usato inediti toni di preoccupazione sulle prospettive economiche nel Vecchio Continente.

Per Stephen Roach, presidente di Morgan Stanley Asia ed ex capoeconomista della banca, servono interventi concertati sui tassi dopo che negli ultimi 14 mesi la crisi del credito è degenerata in una “fase di panico”. Un quadro demoralizzante per i listini che hanno rotto quindi ogni parvenza di resistenza quando Wall Street ha aperto in calo puntando subito verso ribassi di oltre il 2%. I mercati europei hanno così chiuso la seduta in deciso ribasso, scossi negli ultimi minuti di contrattazioni da bruschi movimenti di tipo speculativo.

Nelle sale operative si leva inoltre qualche critica sulle divisioni in seno ai governi europei per la strategia da adottare in risposta alla crisi mentre si attende con ansia il voto definitivo di venerdì del Congresso Usa al piano dopo il sì del Senato. Guardando i singoli comparti in Europa crollano le materie prime (-6,7%) per le quali la recessione significa la fine dei maxi ricavi di questi ultimi anni realizzati sull’onda della crescita, in specie dei paesi emergenti, Le auto, con i riflettori puntati al Salone di Parigi, hanno registrato un calo del 4,3% a livello settoriale. La Bmw, secondo cui un recupero delle vendite non arriverà prima del prossimo anno, ha ceduto il 4% mentre la Renault il 6,5% e la Fiat il 3,47%.

Male inoltre i tecnologici (-2,33%) con la Siemens in perdita del 4%. Anche la flessione del prezzo del greggio a 94 dollari e alcune stime che parlano di un possibile ribasso verso quota 50, lungi dall’essere un sollievo per i mercati, hanno spinto le vendite sui titoli del comparto energetico (-3,77%). Resistono invece le banche (+0,8%) spinte dalle previsioni su un ritorno all’utile di Ubs (+8%).


Nella tabella la situazione delle principali piazze finanziarie mondiali: – Londra -1,80% – Parigi -2,25% – Francoforte -2,51% – Milano -1,65% – Madrid -1,61% – Amsterdam -1,02% – Stoccolma -0,99% – Zurigo +0,05% – Dow Jones -2,77% (in corso) – Nasdaq -3,39% (in corso) – San Paolo -6,99% (in corso) – Tokyo -1,88%.