CRISI, MA QUALE CRISI?

17 Aprile 2009, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – La guerra non è guerra, la crisi non è crisi. Nel fantastico mondo di Barack Obama non c’è posto né per brutture di bushiana memoria né per dettagli noiosi su morti decapitati o peggio ancora sui disoccupati. La guerra al terrore non esiste, se l’era inventata Bush con la sua combriccola di brutti e cattivi, ora ci sono eroiche “operazioni d’emergenza oltremare” per difendersi non dagli attacchi terroristici ma dai “disastri causati dall’uomo”.

Neppure la crisi esiste più, guai a chi dice il contrario. In nome dei barlumi di speranza che i leader illuminati di tutto il mondo ora intravedono all’orizzonte – vatti a fidare di questi leader, poi, che prima non avevano previsto niente, poi hanno previsto catastrofi e ora prevedono la fine della tempesta nel giro di qualche mese – sono bandite le espressioni pessimistiche.

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Il ministro del Tesoro americano, Tim Geithner, non parla più di “asset tossici”, cosa che non deve pesargli più di tanto, dal momento che nessuno ha mai capito che cosa fossero veramente, men che meno quanto valessero: ci hanno costretti a imparare a leggere numeri con una quantità di zeri indicibile, e mai tanta fatica è stata così sprecata. La tossicità è evaporata, è finita chissà dove, ma non importa più di tanto, d’ora in avanti avremo a che fare soltanto con “legacy asset”, asset ereditati, noi che colpa ne abbiamo? Si tratta semplicemente di gestirli, ma soltanto quando si apre il testamento, poi si sa che anche le migliori proprietà diventano catapecchie nelle mani degli eredi irresponsabili.

Il premier inglese Gordon Brown e il capo della Fed Ben Bernanke, ben più cervellotici e navigati del ministro dal viso d’angelo, hanno trovato il modo di indorare la pillola della regolamentazione dei mercati, tanto più che non si può essere paladini del mercato senza regole negli anni Novanta e dieci anni dopo prendersela con chi doveva controllare e non l’ha fatto – vero Mr Brown? Così le regole per ingabbiare i mercati, i paradisi fiscali, gli hedge fund e tutti i fondi che girano per il globo sono tatticamente diventate un semplice “controllo macroprudenziale”, che non si capisce bene che cosa sia, ma fa tanto oculatezza e cautela e morigeratezza.

Il make up linguistico che tutto sistema e rende bello ha dato il meglio con la parola chiave. La “crisi finanziaria globale” secondo il Global Language Monitor è diventata “la ristrutturazione economica globale”. La crisi fa paura, è un po’ colpa di tutti, ognuno se la prende con chi vuole, da Greenspan ai direttori di una concessionaria Fiat in Belgio ogni scusa è buona, ma se c’è chi ristruttura, chi mette in ordine, allora non c’è più bisogno dei forconi, ci si può fidare, qualcuno si prende cura di te, dormi pure tesoro.

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