CRISI: ‘FINANZIERE’ E’ ORMAI UNA PAROLACCIA

12 Ottobre 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Esiste una logica nella follia dei mercati, che nel giro di dodici mesi hanno abbattuto il valore dei listini anche del 50 per cento? Si dice che in queste settimane sulla piazza finanziarie si quotano soprattutto le emozioni e le paure, e basta. Ma è proprio così oppure i mercati, nel loro modo caotico e esagerato, stanno cercando un nuovo equilibrio, una posizione più corretta rispetto a quella di ieri?

La risposta a questa domanda (c´è una logica nella follia?) potrebbe anche essere positiva.

E non è nemmeno difficile capire perché. Per essere chiari e semplici si può partire proprio dal settore oggi più nell´occhio del ciclone di altri, e cioè le banche e il settore finanziario in genere. Fino a ieri i bilanci delle banche (e di altre istituzioni finanziarie) erano il frutto delle acrobazie di autentici guru e di creativi molto sofisticati.

I profitti venivano dalla vendita e dalla commercializzazione di prodotti (i famosi derivati) talmente complessi da essere quasi incomprensibili: si sapeva solo che promettevano grossi rendimenti, e per questo giravano sui mercati. E la loro diffusione, a opera delle banche, era diventata vastissima: al punto che anche al piccolo imprenditore pugliese o veneto veniva suggerito (con una certa insistenza) di entrare nel gioco. Gioco che poi, ovviamente, produceva soldi per le banche.

Ebbene, dopo la crisi, una volta superata la bufera, è molto probabile che tutto questo mondo (fatto di obbligazioni letteralmente inventate da matematici e computer) venga cancellato con un tratto di penna dalle autorità. Tutto quanto. E i bilanci delle banche (e delle connesse istituzioni finanziarie) non saranno più il capolavoro di guru più o meno creativi e spregiudicati, ma di ragionieri, come una volta, chini sui libri del dare e dell´avere.

L´utile di una banca, a quel punto, sarà proporzionale all´ammontare del credito erogato (a sua volta strettamente legato alla dimensione del patrimonio della banca) e allo spread (cioè alla differenza fra tassi praticati ai depositanti e a chi invece prende il denaro). E lo spread sarà a sua volta determinato dalle condizioni del mercato, cioè dalla concorrenza, e dalla situazione della liquidità (stabilita dalle autorità monetarie). Dal tutto, infine, bisognerà togliere le sofferenze, cioè i soldi prestati ai cattivi clienti.

Come si vede, se si toglie tutto il giro di carta fantasiosa (oggi in crisi), non resta molto. E i margini di manovra degli istituti di credito si riducono a ben poco: raccogliere denaro dai depositanti e prestarlo a qualcuno di solvibile, incassando una piccola differenza per il servizio reso.

A quel punto è molto probabile che i profitti delle banche siano davvero una frazione di quelli che abbiamo visto negli anni passati. Ma, se sarà così, anche il valore di Borsa delle banche sarà una frazione di quelli che abbiamo visto. Molto vicini a quelli di questi giorni, a quelli segnati dalle Borse in crisi? Forse.

Non si può escludere, insomma, che i mercati nella loro corsa tumultuosa verso il basso ci stiano indicando il mondo nuovo. Un mondo dove le aziende varranno la metà (o anche meno) di quanto fino a ieri abbiamo pensato che valessero. Se la «verità» risulterà essere questa, allora prima di rivedere i valori di dodici mesi fa occorreranno anni e anni.

E già, perché non saranno solo le banche a crescere più lentamente. Infatti se immaginiamo un mondo non più percorso dal denaro facile e a buon mercato, vediamo anche un luogo in cui c´è poca crescita. Non ci sono più aziende che “volano” e raddoppiano ogni anno, assorbendo (a debito, magari con derivati) i concorrenti o che fanno investimenti grandiosi.

L´economia, infatti, nel mondo globale ordinato, potrà crescere solo sulla base di due fattori. Da un lato la demografia, che determinerà il numero di “operatori” disponibili in ogni contesto. Dall´altro lato, la tecnologia, che consentirà avanzamenti più o meno rapidi di produttività.

Il risultato di tutto questo sarà un insieme di economie che cresceranno molto meno di quelle attuali, forse la metà. Ma, di nuovo, se la «verità» sarà questa, se il nuovo mondo post-crisi sarà questo, allora certi valori «pre-crisi» per certe aziende dobbiamo scordarceli per almeno dieci anni. Non è vero che fra due anni tutto sarà tornato come prima (questo lo pensa solo il nostro presidente del Consiglio).

Ma proprio perché un mondo ordinato (senza più derivati e altre fantasie) è un mondo più grigio, più lento, meno eccitante, può essere che alla fine si decida di lasciare in giro un po´ di pepe. Ma è escluso che si possa tornare alle mille luci del mondo pre-crisi: stiamo ancora rischiando di romperci la testa, e escludo che il pianeta abbia voglia di riprovarci fra due anni.

Chi non è più tanto giovane ricorderà uno slogan del maggio francese (l´immaginazione al potere). Ebbene, quell´immaginazione non è mai arrivata al potere, ma al potere è arrivata l´immaginazione dei maghi della finanza. E abbiamo visto come è finita. Sotto con i ragionieri. Almeno per un po´.

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