CRISI FINANZIARIA, BANCHE CENTRALI IN ALLERTA

27 Settembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

(ANSA) – ROMA, 27 SET – Le banche centrali più importanti del pianeta monitorano giorno e notte l’elettrocardiogramma della crisi più grave dal ’29, dai tassi interbancari ai numerosi fallimenti degli istituti di credito, che dagli Usa rischiano di contagiare l’Europa. Ma per il momento quella che é un’allerta elevata non dovrebbe trasformarsi in una misura straordinaria di politica monetaria.

Al consiglio di giovedì i tassi dovrebbero così restare fermi al 4,25%. Ad evocare un taglio concordato, che era sulla bocca di tutti da giorni, è stata Ubs. Un analista della banca svizzera, George Magnus, ha detto che è “molto forte” la possibilità di un intervento congiunto della Federal Reserve, della Bce e della Banca d’Inghilterra: perché “la recessione di Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone, Germania ed Eurolandia sta comunque per arrivare”.

Il Prodotto interno lordo degli Usa proprio oggi è stato rivisto al ribasso (+2,8% di crescita annualizzata) per il secondo trimestre, e ci si attende una gelata nei tre mesi successivi. Eurolandia, secondo molti economisti, è già in recessione: le sue tre maggiori economie, Germania, Francia e Italia, hanno registrato un deciso peggioramento del clima di fiducia delle imprese.

L’impatto della crisi dei ‘subprime’ – che rischia di avvitarsi ulteriormente visto che il Congresso ancora non ha ancora approvato il maxi-piano di sostegno ai mercati finanziari da 700 miliardi di dollari – sta insomma investendo come un fiume in piena l’economia reale: quella del Vecchio Continente deve prepararsi “al peggior scenario” secondo Jaime Caruana, uno dei principali esponenti del Fondo monetario internazionale. Per Gilles Moec, un economista di Bank of America, gli esponenti “falchi” della Bce “stanno esaurendo i loro argomenti contro un taglio dei tassi”.

Per il momento, però, le banche centrali sono occupate ad arginare gli aspetti finanziari a monte della crisi, tenendo sotto controllo la febbre dei mercati monetari: anche oggi l’Euribor a tre mesi, il tasso che misura il costo della liquidità in euro che le banche applicano per prestarsi fondi, é salito al record del 5,14%. Bce, banca d’Inghilterra e Banca nazionale svizzera riverseranno 74 miliardi di dollari di fondi sul mercato.

Tutti cercano liquidità e chi ce l’ha se la tiene: anche i fondi comuni, che negli Usa dal mercato monetario si sono spostati in massa verso i titoli di Stato, per non correre rischi visto che stanotte è fallita anche Washington Mutual e ora sta barcollando Wachovia. Mentre la Fed si prepara a tagliare i tassi ad ottobre – la probabilità è al 100% – la Bce è più cauta.

Axel Weber, un membro del consiglio direttivo, ha detto questa settimana che l’andamento dell’economia “ci preoccupa”, ma il “non farà svanire magicamente il problema dell’inflazione”. L’inflazione della Germania, dal picco del 3,3% di agosto, è scesa al 3% a settembre, rallentando meno del previsto. I mercati finora hanno scommesso su un taglio Bce a marzo, che però potrebbe arrivare prima della fine del 2008 la situazione economica dovesse precipitare.