CRISI E RABBIA: AD ATENE RIVOLTA CONTRO IL LUSSO

15 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Erano una cinquantina, incappucciati e armati di spranghe. Ma l’incursione del commando anarchico nel centralissimo quartiere di Kolonaki, ad Atene, ha risvegliato ieri mattina gli incubi vissuti dalla capitale greca nel dicembre scorso, quando l’omicidio senza motivo da parte della polizia di un quindicenne, Alexandros Grigoropoulos, scatenò la piazza.

Anche ieri, sia pure per pochi minuti soltanto, ci sono stati assalti alle vetrine di negozi di lusso, a bancomat, alle filiali di banche nazionali e internazionali, alle auto parcheggiate. Poi la ritirata, fra cumuli di vetri infranti e porte divelte e fra le proteste indignate e sonore dei passanti, molto critici con la polizia che sarebbe intervenuta con grave ritardo. Prima che arrivassero le truppe antisommossa, i giovani anarchici sono fuggiti verso il vicino quartiere di Exarchia e si sono rifugiati all’interno della facoltà di Legge, dove gli interventi della polizia sono sottoposti a rigide condizioni.

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La rivendicazione

Dietro di sè, il commando ha lasciato volantini nei quali si chiede la liberazione di un giovane arrestato nel 2007 per rapina in una banca della capitale, e considerato membro di un gruppo anarchico coinvolto nei disordini di dicembre. L’azione di ieri è dunque collegata alle manifestazioni violente di tre mesi fa. Ma come quella esplosa quasi contemporaneamente a Salonicco, esprime tensioni sotterranee e diffuse. Anche perché si accompagna alle azioni di un terrorismo di sinistra che negli ultimi mesi ha ripreso vigore, e che dall’inizio dell’anno è già stato protagonista di 18 attacchi (il più vistoso, fallito, prevedeva l’esplosione di una bomba ad alto potenziale davanti a una filiale della Citibank nel centro di Atene). Il principale gruppo armato greco, «Lotta rivoluzionaria», ha rivendicato l’attentato: avvertendo che continuerà a «colpire interessi economici e politici e le forze di polizia», evitando però «spargimento di sangue innocente».

Rischio terrorismo

Anche le azioni degli anarchici non sono una novità: quelle di ieri hanno attirato l’attenzione perché sono avvenute nel centro della capitale e della seconda città del Paese all’ora di punta. Ma dal dicembre scorso le incursioni di commando simili a queste sono state numerose. Il timore del governo è che i due filoni di protesta violenta si saldino: che il terrorismo cioè si faccia portavoce delle proteste dei circoli anarchici, o che questi ultimi diventino l’amplificatore delle tensioni all’origine dei gruppi della sinistra armata. Producendo una miscela difficilmente controllabile e in grado di diffondersi a macchia d’olio nelle principali città.

La situazione generale del Paese, che ha dimenticato da tempo gli entusiasmi olimpici del 2004 e soffre di un malessere sempre più diffuso, non favorisce la soluzione di tensioni che hanno origini politiche, sociali ed economiche. Forse il premier Costas Karamanlis è ancora l’uomo politico più popolare di Grecia, ma guida un governo di centrodestra ormai privo dell’appoggio popolare (e affidato a una maggioranza continuamente a rischio, un solo voto): per gli scandali che lo hanno coinvolto o almeno lambito; per l’impossibilità di arginare la crescita impetuosa della disoccupazione (quella giovanile arriva al 25-30 per cento) e l’impoverimento dei ceti medi; e per l’incapacità di avviare le riforme indispensabili a fronteggiare le ricadute della crisi economica internazionale.

L’alternativa socialista

La principale forza di opposizione, il socialista «Pasok», diviso fra i progressisti del suo leader George Papandreu e i tradizionalisti, non offre una convincente alternativa: anche in caso di nuove elezioni, il partito della «Nuova democrazia» di Karamalis potrebbe confermarsi al potere. In questo quadro di fragilità e insicurezza, la crisi mondiale esaspera le tensioni sociali: un quarto del pil greco dipende da turismo e noli marittimi, due settori fra i più esposti alle turbolenze internazionali.

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