CRISI E CAOS: E’ COME UN 11 SETTEMBRE A WALL STREET

15 Settembre 2008, di Redazione Wall Street Italia

Indici azionari in fortissimo calo a Wall Street, il peggior ribasso per lo S&P500 e per il Dow Jones dall’11 settembre 2001, giorno degli attentati terroristici alle Torri Gemelle. La borsa Usa e’ scivolati ai minimi di diversi mesi, a causa del deterioramento delle condizioni finanziarie dopo il fallimento di Lehman Brothers. Il Dow Jones (ai minimi di luglio 2006) ha ceduto il 4.38% a 10921, l’S&P500 (scivolato al peggior livello dall’ottobre 2005) il 4.65% a 1193, il Nasdaq (al bottom di 6 mesi) e’ arretrato del 3.60% a 2179.

Wall Street ha perso in totale oltre $600 miliardi di capitalizzazione in un giorno, e il peggio forse deve ancora venire. E’ stato testato e’ sfondato con fragore al ribasso il minimo dello scorso luglio, cioe’ quota 1214 dello S&P500: il benchmark ha chiuso a 1192. La bancarotta di Lehman Brothers e il crollo delle commodities stanno facendo circolare a Wall Street rumors su un possibile peggioramento delle perdite sul mercato finanziario e sull’accentuarsi della recessione economica negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

Lehman si e’ quasi azzerata crollando -94% a una manciata di centesimi (e’ diventata una penny stock indegna), una maxi-bancarotta da $630 miliardi nella quale 24 mila dipendenti perderanno il posto di lavoro, di cui 6000 in Europa e 140 in Italia (120 operativi a Milano e i restanti 20 a Roma). American International Group (AIG) e’ tracollata -61%, dopo aver annunciato oltre $25 miliardi di perdite da investimenti sui mutui subprime nell’ultimo anno. Il settore bancario/finanziario dello S&P 500 e’ sceso ai minimi assoluti 1989, secondo i dati di Bloomberg.

La Federal Reserve ha proceduto lunedi’ a un’iniezione di liquidita’ nel sistema bancario che non ha precedenti, se non risalendo appunto all’11 settembre 2001. Oggi l’emergenza si e’ creata non per colpa di Al Qaeda e Bin Laden, ma per la crisi sistemica scatenata in contemporanea dal collasso di Lehman Brothers, la fine di Merrill Lynch come banca d’affari indipendente, e dal disperato bisogno di cash di AIG, n.1 del settore assicurativo in America. La Fed di New York ha pompato nel sistema $70 miliardi di liquidita’ a brevissimo termine, “overnight repurchase agreements”, conosciuti in gergo anche come “repos”, per finanziarie le banche e i primary dealers. Il ruolo di broker/dealer che era di Lehman sara’ preso da domani Goldman Sachs.

La difficile situazione creatasi nell’arco del weekend ha spinto gli operatori a scommettere su un taglio di emergenza del costo del denaro da parte della Federal Reserve nella riunione di domani martedi’, per permettere al mercato di ammortizzare meglio le drammatiche notizie delle ultime ore. Le possibilita’ di assistere ad un abbassamento dei fed funds sono schizzate al 78%, lo scorso venerdi’ erano appena al 12%. Ma secondo i piu’ scaltri finanzieri di Manhattan un taglio della Fed non farebbe che aggravare la situazione per eccesso di accondiscendenza nei confronti del mercato. Bernanke rischierebbe di fare lo stesso errore compiuto da Alan Greenspan dal 2001 al 2003, inoltre oggi i fed funds sono gia’ molto bassi, al 2.0%.

Il nuovo scenario finanziario, creatosi anche con l’acquisto del colosso Merrill Lynch (MER) da parte di Bank of America (BAC), ha costretto sia il presidente Bush che il segretario al Tesoro Usa Paulson ad intervenire per calmare gli animi degli investitori, sostenendo che l’economia a stelle e strisce ha solide fondamenta da cui ripartire. La tensione pero’ resta assai alta, in quanto gli operatori temono ulteriori svalutazioni da parte di altre istituzioni finanziarie, che potrebbero spingere maggiormente al ribasso i mercati azionari e creare una sorta di effetto domino.

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A soffrire vistosamente, oltre a Lehman Brothers, e’ anche la societa’ assicurativa American International Group (AIG), che ha perso oggi -61% a causa dell’elevata esposizione al business dei mutui a rischio che potrebbe comportare ingenti perdite per il gruppo. Dopo aver richiesto un maxi prestito ponte di $40 miliardi alla Fed, lo Stato di New York ha permesso all’azienda di utilizzare capitali fino ad un massimo di $20 miliardi tratte dalle proprie sussidiarie nel tentativo di difendersi dalla crisi di liquidita’.

Proseguono intanto le trattative per una nuova infusione di capitali (stando ad alcuni rumors anche Warren Buffett era intervenuto a sostegno della societa’ ma poi la sua partecipazione e’ stata smentita) e per l’eventuale (ma quasi certa) cessione di alcuni asset, parte del nuovo piano di ristrutturazione tuttora in fase di preparazione. “Riteniamo che AIG sopravvivera’, ma ancora non sappiamo nulla riguardo alle unita’ di business che saranno mantenute e soprattutto su quale sara’ l’impatto sul valore degli azionisti”, hanno commentato in una nota gli analisti di Citigroup.

Il mercato ha perso qualcosa come $600 miliardi appesantito dalla pessima performance del gruppo dei titoli finanziari, probabilmente la peggiore dal 1989 stando ai dati collezionati da Bloomberg. Lo spider settoriale delo S&P500 XLF si e’ deprezzato del 9.31%, Goldman Sachs (GS) ha lasciato sul terreno il 12%, Citigroup (C) e’ arretrato del 15%, -10% per JP Morgan (JPM), Washington Mutual e’ crollata -26% ad appena $2.00, la svizzera UBS (la piu’ esposta delle banche europee) ha peso -17,92%.

“Il Tesoro e la Fed hanno determinato che il mercato deve adattarsi alla situazione. Se ogni volta che un grosso istituto fallisce interviene il governo non sarebbe possibile assistere alla necessaria fase di normalizzazione” ha dichiarato Gilbert Schwartz, ex legale della Federal Reserve ed ora partner di Schwartz & Ballen in Washington. “Ci sara’ senza dubbio del caos a cui fara’ seguito un processo di accomodamento in parallelo ad una distribuzione delle perdite all’interno dei mercati”.

“In tanti sostengono che il weekend appena terminato segnala finalmente la conclusione della crisi finanziaria a livello globale” ha affermato Richard Bernstein, chief investment strategist di Merrill Lynch. “Noi riteniamo tuttavia che il settore stia per entrare solo ora in una fase di consolidamento che richiedera’ ancora del tempo prima di assistere ad un graduale recupero”.

In fuga dall’azionario, preoccupati per gli sviluppi economici e gli utili aziendali, gli operatori hanno preferito concentrare gli acquisti sull’oro (bene rifugio per eccellenza) e sui Titoli di Stato americani. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ piombato al 3.4830% dal 3.73% dello scorso venerdi’. I futures con consegna dicembre sul metallo prezioso sono invece avanzati a $787.00 (+$22.50) l’oncia.

Nel comparto energetico, brusco scivolone del petrolio, arretrato ai minimi di 7 mesi, per la prima volta da marzo al di sotto dei $100 in chiusura. I futures con consegna ottobre sono scesi di $5.47 a $95.71 al barile: il passaggio dell’uragano Ike ha recato gravi danni alle abitazioni del Texas ma non ha comportato complicazioni alle raffinerie chiave del Golfo del Messico. Il drastico calo registrato negli ultimi mesi dall’oro nero ha di fatto azzerato la performance dall’inizio dell’anno; solo a meta’ luglio il barile quotava ad un soffio dai $150. Sul valutario, euro in recupero sul dollaro a 1.4252.

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