Crisi del debito, Sarkozy: “Se perdiamo la tripla A sono morto”

26 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – “Se perdiamo la tripla A, sono morto”, avrebbe detto Nicolas Sarkozy domenica scorsa a Bruxelles, secondo quanto rivelato dal numero di questa settimana di Canard Enchaîné, giornale satirico.

Tradotto: in prospettiva elettorale il governo francese non ha alcuna intenzione di impegnare soldi e risorse per salvare la Grecia, perche’ non vuole assolutamente rischiare di perdere la tripla A prima dello scrutinio elettorale.

“Se il Partito socialista vince le presidenziali, la Francia perdera’ la tripla A”: cosi’ si puo’ sintetizzare l’argomento principale della maggioranza in chiave elettorale.

E’ una strategia rischiosa pero’, come sottolinea Frédéric Dabi, direttore del Dipartimento di Opinione e Strategia aziendale per IFOP, citato da Le Monde: “Questo tentativo di bollare come incompetente in materia la sinistra e Hollande (il candidato socialista che sfidera’ Sarkozy nel 2012) e’ un argomento complicato per il partito presidenziale. Se il rating e’ declassato prima di maggio, l’evento rischia di avere un effetto boomerang per la maggioranza al governo”.

Per i sondaggi l’argomento rileva una logica di mobilitazione dell’elettorato dell’UMP – il partito di Sarkozy – e della volonta’ di sedurre l’elettorato di centro. Non e’ un caso che François Bayrou abbia incentrato fortemente la sua campagna elettorale 2007 sul problema del debito, un tema sensibile ai suoi potenziali simpatizzanti.

Se la situazione economica interna dovesse aggravarsi sensibilmente, spiegano su Time, la Francia potrebbe decidere di smarcarsi dai piani di aiuto per le economie dell’eurozona in difficoltà, lasciando da sola la Germania con uno sparuto gruppetto di altri paesi le cui economie resistono alla crisi.

In alcuni di questi paesi peraltro, come l’Austria, i Paesi Bassi e la Finlandia, stanno nascendo numerosi movimenti e iniziative contro i piani di aiuto per gli Stati in difficolta’. Questi gruppi ritengono che le nazioni a rischio insolvenza dovrebbero cavarsela da soli, senza ottenere nuovi fondi pagati dagli altri paesi che adottano l’euro. Cio’ romperebbe tutti gli equilibri dell’area euro.