Crisi del debito: l’euro crollerà? Non è la fine del mondo. Anzi

3 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Le chimere sul mercato sono dure a morire. Ormai le piazze della finanza mondiale sono saccheggiate dai timori che l’euro possa disgregarsi uno di questi giorni. Pensare che questo scenario sia davvero senza ritorno potrebbe trarre in inganno.

E’ quanto sostiene Bruno Frey, professore di Economia presso l’Università di Zurigo convinto che il nocciolo della questione non sia quello di esorcizzare le paure, bensi di guardare la realtà nella giusta prospettiva. Il crack della moneta unica e con essa quella dell’Unione europea spalancherebbe nuove opportunità. Prima fra tutte quella di avere un futuro migliore per l’Eurozona. La Cancelliera tedesca, Angela Merkel, continua a puntare i piedi sostenendo che se l’euro cade, cade l’Ue e poi l’Europa intera. Per Frey non ci sono dubbi: “Queste sono le vere dichiarazioni imprudenti”.

“Il problema principale – spiega il professore – è che la gente non vede alcuna alternativa all’Unificazione europea che è stata attualmente adottata. Gli stessi politici insistono dicendo che se la moneta unica dovesse morire sarebbe il caos totale, tornando a una situazione precedente a quella della seconda guerra mondiale”.

Con le nazioni isolate economicamente, la strada per una guerra in Europa potrebbe essere spianata, particolare tra Francia e Germania. “Si tratta di una visione che non tiene conto del fatto che il processo di unificazione europea è stato resa possibile solo perché questi due Paesi hanno smesso di considerarsi nemici, anzi sono stati loro il motore del processo, iniziato con l’istituzione di un’unione economica e poi ampliato alla sfera politica”.

E’ sbagliato quindi pensare che l’unico modo per portare la pace in Europa era la sottoscrizione di un trattato formale internazionale. Da qui la sua convinzione che l’affermazione secondo cui la caduta dell’euro e dell’Unione europea produrrebbe un’ondata di disordini e disagi debba essere interpretata come una strategia, finalizzata a ottenere il supporto necessario per aiutare oggi i Paesi altamente indebitati come Grecia, Portogallo, Spagna e anche Italia.

“L’euro, l’Ue, e l’Europa sono ben lungi dall’essere messi sullo stesso piano. Alcuni paesi membri hanno mantenuto la loro moneta. E’ il caso del Regno Unito, della Svezia o della Danimarca. Al contrario, altri stati non facenti parti dell’Ue come la Svizzera hanno sottoscritto comunque accordi europei, in particolare quello di Schengen e trattati nel settore della ricerca scientifica”. “Quindi – conclude il professore – continuare a identificare l’euro, l’Unione europea e il Vecchio Continente come un’unica realtà, come piace fare a molti politici, è totalmente fuorviante“.