CRISI DEI TECNOLOGICI: UNA FALSA PARTENZA.

25 Giugno 2001, di Redazione Wall Street Italia

L’ennesima capriola verso il basso della borsa “tecnologica” con particolare riferimento al Nuovo Mercato impone una lettura critica dei suoi protagonisti.

Ma la New Economy, in quanto tale, non è e non può essere negativa, così come non era la panacea dei mercati economici e finanziari un anno e mezzo fa.

Perché non esiste, non c’è mai stata. Le aziende che figurano nel Nuovo Mercato non sono né necessariamente moltiplicatori di ricchezza né società a rischio. Anzi, non c’è niente di più sicuro che la tecnologia; sono le applicazioni e non gli applicativi che possono essere sbagliati.

Le società del Nuovo Mercato sono soprattutto società che vendono servizi di informatica e di telecomunicazioni. Le società della New Economy, invece, sono società che utilizzano anche la rete per operare.

Parimenti, non esiste neanche la paventata recessione dei “tecnologici” americani. L’America e in parte l’Europa sta solo digerendo una capitalizzazione dei mercati di gran lunga superiore al prodotto interno lordo (quindi all’aumento di produttività reale), la sovrapproduzione di cellulari e Personal Computer e dei relativi microchip di Intel in USA, StMicroelctronics e Infineon in Europa.

Ma già arrivano in loro soccorso Internet mobile lanciato dalla tecnologia GPRS (Global Racket Radio Service: connessione alla rete permanente, molto più veloce di quella GSM, con trasmissione di dati a pacchetto), senza contare le tecnologie “wireless” (Bluetooth) e la diffusione di DataCenter e Application Service Provider destinati a rilanciare la domanda di server.

I tagli operati dai grandi delle telecomunicazioni sono appunto per prepararsi a “Internet 2”. Il mercato italiano, inoltre, non è ancora saturo di PC e “devices” multimediali (per una volta il suo storico ritardo è provvidenziale): sta infatti ancora distribuendo connettività e solo cominciando a parlare di E-business e Application Service Providing.

In altre parole, va tutto bene, meno bene di quanto eravamo abituati o ci aspettavamo (ma anche la ripresa sarà conseguentemente moderata).
Se ci fosse una vera recessione strutturale (senza per questo assomigliare a quelli che fischiano nel buio per farsi coraggio) il saggio governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan, non abbasserebbe nemmeno i tassi per evitare inflazione e crollo totale. Anche se, paradossalmente, queste precauzioni, in Europa, sono state interpretate all’incontrario, come il mare prima della tempesta.

La new economy, è un’economia accelerata dall’uso di tecnologie informatiche e di telecomunicazione come ad esempio Internet. Questi mezzi, per quanto non rivoluzionari, consentono di razionalizzare ulteriormente i processi di acquisto, produzione e vendita (E-business). Nel caso dei beni intangibili (musica, editoria, il cosiddetto Bitcommerce) addirittura annullano i costi di magazzino.

La diffusione simultanea (o quasi) di conoscenza all’interno di un dato mercato permette teoricamente ai venditori di produrre ciò che serve e agli acquirenti di trovare il prezzo migliore. Il valore in eccesso che ne deriva ancora non si vede: primo perché è stato clamorosamente sopravvalutato (per un certo periodo Internet significava sconto, un po’ come prometteva il multilevelmarketing, l’altra grande novità del marketing, insieme al franchising, del dopoguerra; secondo perché l’offerta, su Internet, si è solo ingenuamente esposta e non organizzata. Tale valore, presumibilmente dopo un medio periodo di vistosa competitività, è comunque destinato ad essere assorbito dalle normali dinamiche dell’economia di mercato.

Per tornare al “disastrino” annunciato, l’impressione è che si faccia regolarmente coincidere l’intero settore TMT con qualche suo operatore maldestro, sopravvalutato per decine e decine di volte il fatturato o finanziariamente performante.

Ma le varie aziende quotate al Nuovo Mercato, come per le altre 2000 e passa categorie merceologiche esistono i player TMT sani e quelli malati e non perché tecnologici.

A fare la differenza sono infatti i modelli di business, i piani industriali, il timing di mercato, la forza finanziaria, commerciale, la capacità di fare “lobby”, i partners, non in ultimo, il buon senso e la buona fede del management.

Churchill diceva che un buon politico è colui che riesce a trovare ragionevoli spiegazioni per qualunque cosa accada. Lo stesso vale per l’analisi finanziaria (tranne che per questo intervento): modelli di busines come la pubblicità, lo sconto sul traffico, la profilatura degli utenti, l’accesso gratuito ecc., su cui si basano con successo alcuni operatori, per altri non sono bastati; ad altri ancora sono serviti per spiegare qualunque fallimento (quando l’unico grande equivoco della rete era quello di pensare che potesse accelerare i tempi di costituzione delle relazioni tra parti economiche che prime si ignoravano).

*A questo articolo introduttivo seguiranno vari pezzi su titoli del Nuovo Mercato.

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*Ettore Iannelli è un analista di marketing strategico del settore telecomunicazioni.