Crisi d’impresa: così cambia la legislazione

5 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Cambia il concetto di crisi d’impresa, grazie alla riforma in vigore dal luglio 2006. A partire da oggi, il Denaro pubblica una serie di approfondimenti della legislazione e delle nuove caratteristiche del fallimento e di tutti gli strumenti a esso correlato.

La letteratura di management ha dedicato negli ultimi anni ampio spazio al tema della crisi d’impresa. Un interesse maturato negli anni della prima grave crisi diffusa del sistema industriale occidentale e poi rivitalizzato dall’instabilità e dalla complessità degli ultimi anni. Tale processo di diffusione, determinato da eventi a volte ben lontani dalle responsabilità del managment, ha condotto la letteratura e proseguire nuovi approcci nello studio delle crisi, focalizzando l’analisi non più sulle storie d’impresa o sulle crisi settoriali, bensì verso la formazione di una teoria del declino e della crisi aziendale. Accanto agli studi dedicati alla crisi d’impresa, le analisi dei processi di risanamento e di ristrutturazione hanno goduto di un minore impatto sulla letteratura aziendale. Cosicché nella coppia crisi-turnaround quest’ultimo è stato il partner debole. Infatti il turnaround, in principio è apparso come tema di esclusiva competenza tecnica del managment impegnato nel risanamento o nella ristrutturazione di imprese in crisi. La maggior parte degli studi dedicati al turnaround, in particolare nell’area anglosassone, ha preso la forma di storie raccontate dal managment protagonista delle azioni di risanamento. I primi tentativi di ricostruire e analizzare i processi di turnaround appartengono ai professionisti impiegati in tali processi. I turnaround hanno così costituito la fonte di casi, formando un campus imponente di aneddotica aziendale, senza però ricevere un’analoga attenzione da parte della letteratura. La letteratura italiana sulla crisi d’impresa si è arricchita, invece solo a partire dagli anni ottanta. Infatti nell’ultimo ventennio l’ottica dell’indagine economico-aziendale si è spostata dall’analisi dei problemi dello sviluppo delle imprese a quella dei risanamenti aziendali. Inoltre la letteratura ha avuto come orientamento fondamentale l’analisi delle crisi d’impresa e,quando ha affrontato i temi del risanamento e del turnaround, ha adoperato come chiave d’interpretazione l’analisi finanziaria, mostrando un maggior interesse verso soluzioni non privatistiche delle crisi e le forme di intervento pubblico. La crisi di Montedison, Snia, della Rizzoli-Corriere della Sera, per citare soltanto alcuni esempi, ha attratto l’attenzione degli studiosi sia per il rilievo dei protagonisti all’interno del panorama industriale italiano,sia per la valenza di tipo pubblico attribuita ai processi di risanamento, dovuta alla necessità sociale del salvataggio di migliaia di posti di lavoro. Nel corso degli anni svariate discipline si sono occupate del problema della crisi d’impresa: la letteratura economica, l’economia aziendale e gli studi strategici. Naturalmente, ogni disciplina ha analizzato la materia, ponendone in evidenza aspetti diversi e, pertanto, contribuendo in maniera differente alla sua comprensione ed interpretazione. In questa parte l’attenzione sarà incentrata prevalentemente sull’analisi delle diverse teorie di crisi, nel tentativo di fornire i necessari riferimenti teorici e un primo quadro sistematico dei principali fattori di crisi aziendale.
Gli studi economici hanno fornito un contributo alquanto rilevante allo sviluppo del tema della crisi d’impresa. In tale senso è opportuno individuare due diversi periodi di sviluppo dell’argomento: un primo va dal diciannovesimo secolo alla prima metà del ventesimo secolo ed un secondo che va dal Dopoguerra fino a oggi. La letteratura economica del primo periodo ha esaminato il problema della crisi riferendolo all’intero sistema economico. In questi studi il problema è, quindi, affrontato in modo indiretto, nell’ambito più generale delle relazioni di equilibrio tra le diverse componenti del sistema economico, tralasciando l’esame delle specificità strategiche soprattutto aziendali delle crisi d’impresa. In tale arco temporale si è soliti individuare quattro fasi dello studio dei sistemi economici, cui è possibile collegare altrettante definizioni di crisi.
Il periodo pre-industriale, quando il termine crisi indicava per lo più la scomparsa di un’attività mercantile e, quindi, veniva a coincidere con il concetto di fallimento. Assumeva, quindi, una connotazione meramente negativa.
Il periodo del primo capitalismo, quando il termine crisi d’impresa veniva a coincidere con la mancanza di profitto e, in maniera alquanto generica, con la successiva scomparsa dell’impresa dal mercato.
L’influenza delle teorie classiche e neoclassiche faceva sì che la crisi in questo periodo fosse un elemento, per certi versi, positivo, in quanto la scomparsa delle imprese non efficienti garantiva una migliore allocazione delle risorse, conseguentemente la crescita del sistema economico.
Il periodo del capitalismo burocratico alla fine del diciannovesimo secolo: la crisi indicava lo squilibrio fra attività e passività aziendali. Il periodo del capitalismo maturo, che vede invece la crisi collegata all’incapacità dell’impresa di far fronte alle proprie obbligazioni, principalmente a causa delle irresponsabilità da parte degli imprenditori. Tuttavia il fenomeno della crisi perdeva quel carattere di irreparabilità che l’aveva accompagnato nel secolo precedente e che causava necessariamente la scomparsa dell’impresa; in altre parole era riconosciuta la possibilità di “correggere gli errori” portandone giovamento all’intero sistema economico.
di Carmine Ruggiero