Crisi: Berlusconi riferira’ mercoledi’ alle 15 alla Camera

2 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Dopo essersi rifiutato finora di intervenire in prima persona in merito alla crisi economica, il presidente del Consiglio ha annunciato che riferira’ domani alle 15 a Montecitorio sull’argomento.

Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo della Camera. Seguira’ il dibattito, in diretta tv, e ciascun gruppo avra’ da un minimo di cinque a un massimo di dieci minuti per intervenire sulle comunicazioni del premier.

Oggi pomeriggio si riunira’ invece, al ministero dell’Economia, il Comitato per la stabilita’ finanziaria. Sara’ presente il ministro dell’Economia, oltre a rappresentanti della Banca d’Italia, della Consob e dell’Isvap.

Il Comitato, spiega una fonte, discutera’ “della situazione del mercato deld ebito sovrano e le implicazioni per le banche e l’economia”. La riunione si terra’ alle 16,30. Il Comitato per la stabilita’ finanziaria e’ stato costituito nel 2008 in risposta alla crisi globale finanziaria e comprende appunto rappresentanti del mercato azionario, delle autorita’ di controllo e delle assicurazioni.

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Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha espresso, a quanto si apprende, la propria disponibilita’ ai presidenti di Camera e Senato a un’informativa sulla situazione economica.

Il premier, riferiscono le stesse fonti, dovrebbe intervenire nel pomeriggio di mercoledi’ prima alla Camera e poi al Senato.

Fissato invece per giovedì l’incontro con le parti sociali.

SACCONI, CONFRONTO SU 5 PUNTI CON LE PARTI SOCIALI

“Siamo pronti al confronto con le parti sociali, da avviare nei prossimi giorni, ma abbiamo anche ragionato su un’agenda di cinque punti”. Lo annuncia, in un’ intervista al Corriere della Sera, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, auspicando che la “comune assunzione di responsabilità dia luogo a un tavolo operativo in modo da accelerare i cambiamenti che servono alla crescita.

Tutti insieme – dice il responsabile del Welfare – possiamo superare le resistenze corporative anche con opportune compensazioni o gradualità. Ci attendiamo che diventi un tavolo facilitatore”.

Per prima cosa, spiega Sacconi, “occorre ridurre le tasse con il disegno di legge delega, sostenere l’ internazionalizzazione delle imprese attraverso l’integrazione tra struttura diplomatica e rete Ice, stimolare l’impiego dei giovani attraverso la norma sul forfait del 5% e infine avviare una stagione di liberalizzazioni e privatizzazioni”. Secondo punto, “occorre monitorare gli investimenti alle imprese” e “vanno superati tutti i colli di bottiglia che rallentano la realizzazione delle opere pubbliche”.

Il terzo argomento, prosegue il ministro, “riguarda il ruolo delle banche e della finanza di impresa: bisogna esaminare quali fondi pubblico-privati sono stati avviati”. Il quarto punto in agenda “sono le relazioni industriali, e quindi gli ammortizzatori sociali e la gestione delle crisi, compreso lo statuto dei lavori.

Un aspetto significativo – sottolinea Sacconi – riguarda anche il tema della tregua sociale e quindi come regoliamo lo sciopero in presenza di investimenti. Infine la detassazione e la decontribuzione della parte del salario espressa dalla contrattazione locale”.

Il quinto tema del confronto, conclude, è “la sobrietà democratica”, ovvero il taglio dei costi della politica. Nell’intervista, Sacconi invita il Pd a non prestarsi “a operazioni che possano sospendere la politica. E’ il momento nel quale i due maggiori partiti devono dimostrare capacità di reciproco rispetto, sapendo che sono la garanzia di una solida democrazia dell’alternanza.

L’alternanza – sostiene il ministro del Lavoro – non si costruisce nello sfascio ma si può edificare anche attraverso l’assunzione di una responsabilità che non significa fare un governo di unità nazionale”.

“Vedo una strana aggressività anche nei confronti del Pd che è, comunque lo si giudichi, uno dei due pilastri del sistema bipolare”, osserva Sacconi, che definisce “doveroso” consolidare il bipolarismo.

Il ministro difende infine il collega dell’Economia. “Non c’é alcun caso Tremonti: ha la piena fiducia del governo e della maggioranza ed è saldamente sul ponte di comando. I mercati devono sapere che Tremonti è saldo”.

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Roma – Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha accettato di parlare di crisi in Parlamento e in in vista dell’incontro convocato dal governo con le parti sociali ha detto: “Disponibili al confronto, ma evitiamo di dare la sensazione che non sia stato fatto nulla e che non sappiamo dove andare”.

In un’intervista alla Repubblica, “I dati economici – ha detto – sono tutti positivi e l’appello delle parti sociali è condivisibile: le condizioni per fare bene ci sono tutte. Domani pomeriggio saranno decisi i tempi del dibattito parlamentare. Il governo non va in ferie così come non ci andrà il Parlamento: faremo un check complessivo della situazione del Paese”.

E alla domanda su chi si presenterà di fronte alle Camere, ha risposto: “Questo lo decideranno il governo e il presidente Berlusconi”. E sull’appello lanciato dalle parti sociali ha detto: “Innanzitutto non l’ho inteso come un’accusa o una richiesta solo al governo, ma era rivolto a tutti. Con quelle sigle abbiamo un rapporto quotidiano e se si ritiene che sia arrivato il momento per una grande discussione, sono disponibile”.

Quanto poi ai punti sui quali concentrarsi, ha sottolineato: “Possiamo mettere in campo tutto, incontriamoci per definire insieme i passaggi con un atto di responsabilità che sia collettivo non solo del governo ma di tutte le parti sociali e se l’opposizione vorrà convergere con proposte precise sono pronto ad accoglierle”.

“Vorrei dire – ha sottolineato poi parlando delle turbolenze dei mercati – che di fronte agli attacchi degli speculatori le nostre banche sono solide e i nostri fondamentali, tranne il debito, sono tutti positivi. E così inizio a farmi delle domande: dovremmo guardare ai meccanismi delle società dio rating che sono in chiaro conflitto di interessi. Il problema non è l’Italia ma la zona euro”.