CRISI ARGENTINA: TOCCA ALL’OPPOSIZIONE

16 Luglio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il governo dell’Argentina domenica sera si è detto pronto a una politica di tagli alla spesa per cercare di sconfiggere la crisi legata al debito (Vedi Crisi argentina: un futuro incerto ).

In un discorso alla nazione, il presidente Fernando De la Rua ha detto che i governatori che fanno parte della sua coalizione hanno predisposto un patto per ripianare il bilancio nazionale nel secondo semestre di quest’anno (Vedi Crisi argentina: fiato sospeso sul debito).

De la Rua si è detto fiducioso che i governatori dell’opposizione peronista daranno oggi (lunedì) il loro sostegno al piano.

Secondo gli analisti, avere la collaborazione dei governatori d’opposizione è fondamentale per la riuscita del piano. De la Rua e il suoi staff hanno passato la settimana a cercare di convincerli, anche perché il pacchetto di misure viene visto da molti investitori come l’unico modo per uscire dalla crisi del debito, che ormai si aggira intorno ai $130 miliardi. Senza un consensus diffuso sulla politica dei tagli potrebbe innescarsi un’altra settimana di forti vendite in Argentina e nei mercati emergenti. (Vedi Crisi argentina: falliti i negoziati sui tagli).

Questi timori hanno fatto crollare l’indice della borsa argentina del 12% la scorsa settimana, con il bond che ha perso il 20% e il tasso d’interesse che ha raggiunto il 35%, con degli effetti che hanno contagiato anche le borse di Singapore e del Sudafrica.

L’Argentina has un impatto con i mercati internazionali sproporzionato perché il suo debito è pari a un quinto della forza dei bond trattati nei mercati emergenti.

Venerdì la borsa ha guadagnato il 5.6%, dopo che l’ex presidente Raul Alfonsin, a capo del partito radicale di De la Rua’s, si è detto favorevole a sostenere la manovra di tagli per $1,4 miliardi. I principali esponenti del partito, che rappresentano anche la maggioranza assoluta della coalizione al governo, hanno discusso con De la Rua sul tipo di manovre da adottare.

Al dibattito, dunque, c’erano anche i membri dell’opposizione, che controllano il Senato e molte regioni. I peronisti (che cavalcano il malcontento in vista delle presidenziali del 2003) hanno lasciato le trattative senza comunicare alcuna decisione.

Aspettano che De la Rua si accordi con il suo partito prima di offrire una contropartita politica.

Non ci sono garanzie che l’accordo sui tagli sia in grado subito di rassicurare gli investitori.
Per JP Morgan l’effetto dei tagli non si avvertirà per un mese o più.

Per offrire sostegno a De la Rua si è mossa anche la Banca Mondiale, che sabato ha detto di voler aggiungere altri $700 milioni ai $900 milioni di prestito già stanziato.

Il problema è che altri potenziali creditori sembrano riluttanti a concedere nuova liquidità.