Criminalità: Confcommercio, al terziario costa 5,2 mld

24 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – La criminalità organizzata costituisce sicuramente un freno alla crescita dell’economia del Mezzogiorno. Lo si legge nell’audizione di Luca Squeri, Presidente Commissione Sicurezza e Legalità, alla Camera. L’ammontare complessivo dei costi effettivamente sostenuti dalle imprese in relazione ai fenomeni criminali, e alle conseguenze collegate a questi eventi – sia in termini diretti (costo dell’evento e dell’eventuale ferimento subito) sia indiretti (spese difensive) ammontano, in Italia, per i settori commercio e pubblici esercizi, a 5,2 miliardi di euro. Un onere aggiuntivo in media pari a circa 3000 euro per impresa. Questo è quanto risulta dall’elaborato dell’Ufficio Studi di Confcommercio. Ancora più eloquente significativo appare il dato proporzionato in percentuale del valore aggiunto prodotto. Attorno alla media nazionale del 2,5% il costo del crimine passa dall’1,4% del Nord-ovest, al 4,7% del Mezzogiorno. Riflettendo sul fatto che tali parametri sono desunti rapportando i costi considerati al valore aggiunto, comprensivo del costo del lavoro e del reddito d’impresa, una perdita di quasi il 5% appare semplicemente insopportabile. Nella misura in cui sono condivisibili queste considerazioni, è naturale concludere che con questi valori di costo il prodotto potenziale del Mezzogiorno non potrà crescere significativamente, riducendo, per questa via, anche il tasso di sviluppo complessivo del paese. I diversi aspetti nei quali si articola il fenomeno della criminalità incidono in maniera diversa sulle imprese nei vari territori. La contraffazione commerciale incide sulla competitività del 22,0% delle Pmi, (38,2% al Sud) l’abusivismo sul 24,8%, (28,7% sud),l’azione della criminalità sul 15,6%, (15,5 sud) il degrado del territorio e delle aree urbane, inteso come vivaio e potente agente di sviluppo del disagio e della devianza sociale, incide sulla competitività del 24,1% delle Pmi (36,7% sud). Le imprese maggiormente penalizzate dall’impatto della criminalità sulla propria competitività sono risultate proprio quelle del commercio, del turismo e dei servizi, meno quelle dell’industria. Rispetto al 2008 le Pmi tendono ad indicare nel 2009 come azione “efficace” per ridurre il rischio degli eventi criminali la maggiore collaborazione sul territorio tra le imprese e le forze dell’ordine nell’affrontare i temi della sicurezza (+4,7% rispetto al 2008), con percentuali seppur di poco (90,3%) superiori al Sud rispetto al resto d’Italia (89,9%). Leggermente superiore al dato nazionale anche la percentuale (90%) di imprese meridionali che reputano efficace il ruolo preventivo e repressivo delle forze di polizia.