Crif: frenano le richieste di credito delle imprese italiane

30 Ottobre 2019, di Alessandra Caparello

Calano le richieste di credito da parte delle imprese italiane e nel terzo trimestre dell’anno segnano una flessione del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che di fatto ricalca il -3,9 fatto registrare nei sei mesi precedenti.

L’analisi dei dati

Lo rivela l’ultimo Barometro Crif che segnala oltre alle richieste anche una significativa flessione dell’importo medio dei finanziamenti richiesti (-4,1%), al valore più contenuto degli ultimi 6 anni. Nel dettaglio, in merito all’importo medio delle richieste, nel terzo trimestre dell’anno l’aggregato di imprese individuali e società si attesta a 69.986 euro, l’importo medio più contenuto dal 2013 ad oggi.
Nello specifico, le richieste presentate dalle Imprese individuali hanno visto un importo medio pari a 27.469 euro, in calo del -5,5% rispetto al terzo trimestre del 2018, dato che rappresenta il valore più contenuto in assoluto degli ultimi 7 anni.

In netta flessione (-6,8%) anche l’importo medio richiesto delle Società di capitali, che  si ferma a 95.562 euro.
Relativamente alla distribuzione per classi di importo, nel terzo trimestre 2019 quasi un terzo del totale delle richieste (il 32,6% del totale, per la precisione) si concentra nella fascia al di sotto dei 5.000 euro in virtù del peso preponderante delle richieste presentate da ditte individuali e micro imprese. Le richieste di importo superiore ai 50.000 Euro, invece, arrivano a spiegare più di un quinto del totale.

Continua anche nel III trimestre il rallentamento del numero di richieste di credito presentate dalle imprese italiane, che stanno adottando un atteggiamento prudente in attesa che il quadro politico ed economico si definisca meglio – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF –.
Inoltre, il fatto che la rischiosità del comparto imprese veda tassi di default in costante miglioramento, con un outlook per il biennio 2019-2020 sostanzialmente stabile, beneficia non solo delle accomodanti politiche monetarie della BCE ma anche dell’atteggiamento delle imprese che si rivolgono agli istituti di credito quando sono plausibilmente certe di riuscire a sostenere gli impegni finanziari assunti”.