Crescita, l’Ocse smentisce la Ue: l’Italia rallenta ma non e’ sola

13 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

In Canada, Francia, Italia, Regno Unito, Cina e India ci sono segnali piu’ forti di un passo piu’ lento della crescita nei prossimi mesi. Lo dice l’Ocse nella nota sul superindice di luglio, che vede l’Italia arretrare di 0,2 punti rispetto al mese precedente (+3,5 su luglio 2009), con previsione di una fase in calo. Sull’intera area Ocse il superindice di luglio e’ in calo di 0,1 punti, con una prospettiva di ‘potenziale picco’ dell’espansione.

In generale, l’Ocse evidenzia un rallentamento. Guardando ai singoli Paesi, quelli che appaiono piu’ in difficolta’, insieme all’Italia, sono la Francia (-0,4 con prospettive di flessione), il Canada (-0,4, flessione), il Regno Unito (-0,2, flessione), Cina (-0,4, flessione) e India (-0,2, flessione). L’Ocse parla poi di ”segnali piu’ forti che l’espansione potrebbe aver perso vigore” in Giappone (-0,1, possibile picco), Stati Uniti (-0,2, possibile picco) e Brasile (-0,8, possibile picco). Per quanto riguarda infine Germania (+0,2, espansione) e Russia (+0,1, espansione) l’organizzazione rileva segnali che si possa arrivare presto al picco dell’espansione.

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Ue: “In Italia ripresa ‘moderata’. Il sistema del lavoro è fragile”

La Commissione prevede per il Pil italiano una crescita dell’1,1% nel 2010, a fronte di un +1,7% stimato per l’Eurozona e un +1,8% per l’intera Unione europea.

La ripresa dell’Italia dalla crisi appare “moderata” e trainata principalmente dal settore industriale, “grazie al rimbalzo delle esportazioni dopo il collasso del 2009”. Ma “la situazione ancora fragile del mercato del lavoro continuerà a pesare sulla dinamica dei consumi privati”. Questa la fotografia sulla crescita economica nel nostro Paese scattata dalla Commissione Ue, che prevede un Pil 2010 in crescita dell’1,1% rispetto all’1,7% stimato per la media dell’Eurozona. La Ue nel suo insieme crescerà invece dell’1,8%.

Secondo i dati diffusi a Bruxelles, nel terzo trimestre del 2010 il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,5%, a fronte di una crescita dello 0,4% sia nel primo che nel secondo trimestre e di una variazione del -0,2% prevista per il quarto trimestre.

Le previsioni intermedie, rese note oggi, sono in rialzo rispetto alle stima fatta in primavera di un Pil 2010 a +0,9% per l’Eurozona e a +0,8% per l’Italia. A trainare la ripresa del Vecchio Continente sono Germania e Polonia, che cresceranno quest’anno del 3,4%, seguite da Olanda (+1,9%), Regno Unito (+1,7%) e Francia (+1,6%). Resta in recessione la Spagna (-0,3%).

Riviste al ribasso le previsioni sull’inflazione, che nella zona euro si attesterà nel 2010 all’1,4%, leggermente al di sotto delle precedenti previsioni (1,5%). L’indice dei prezzi al consumo previsto per l’Italia è dell’1,6% (come Francia e Spagna) contro la precedente stima dell’1,8%. Nell’intera Ue l’inflazione nel 2010 sarà dell’1,8%.

Secondo il commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn, “la crescita dell’Italia è più lenta rispetto a quella tedesca e dell’Eurozona. C’è una moderata revisione al rialzo delle stime sul Pil, ma l’Italia beneficia molto meno degli altri dell’aumento del commercio globale a causa delle inferiori esportazioni verso le economie emergenti”. Le riforme strutturali sono essenziali perché il nostro Paese possa tornare a essere competitivo: “La moderazione salariale dovrebbe aiutare l’Italia a evitare la perdita di competitività – ha detto Rehn – mentre solo l’aumento della produttività e una maggiore partecipazione al mercato del lavoro potrà contribuire a far salire il tasso di crescita del Paese”.

Il commissario ha anche commentato la situazione della crescita nell’intero continente: “L’economia europea è chiaramente sulla via della ripresa, in maniera più forte di quanto previsto nella scorsa primavera”, ma questa ripresa “resta fragile”, soprattutto per la grande incertezza sull’evoluzione della situazione a livello mondiale. Per Rehn, dunque, nonostante la ripresa, la prudenza è d’obbligo. Rimane infatti grande incertezza, con i rischi di “un ulteriore indebolimento della domanda esterna e di nuove tensioni sui mercati finanziari, che – avverte il commissario – non possono essere escluse”. Tra i fattori di rischio anche il fatto che il radicale risanamento dei conti pubblici potrebbe penalizzare, soprattutto in alcuni Paesi, la domanda interna e quindi i consumi privati.