Credito Artigiano, al 30 settembre diminuisce l’utile netto

2 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Il Consiglio di Amministrazione del Credito Artigiano, presieduto da Aldo Fumagalli Romario, ha oggi approvato i risultati trimestrali al 30 settembre 2010, che confermano la tenuta dei margini operativi, pur riverberando un contesto congiunturale ancora incerto e caratterizzato da una diffusa e perdurante debolezza. Lo si legge in una nota. Il risultato netto di periodo è pari a 16,6 milioni di euro, in diminuzione del 20% circa rispetto a 21 milioni del corrispondente periodo dello scorso anno, che peraltro comprendeva effetti positivi fiscali non ricorrenti per 2,4 milioni di euro. Pertanto la diminuzione normalizzata del risultato netto risulta pari al 10,3%. Il risultato netto della gestione operativa raggiunge pertanto 68,9 milioni di euro evidenziando un incremento del 2% in rapporto a 67,5 milioni di euro del corrispondente periodo dello scorso anno. Le rettifiche di valore per deterioramento crediti e gli accantonamenti ai fondi per rischi e oneri assommano a 40,3 milioni di euro, in incremento del 7,6% rispetto a 37,4 milioni di euro dei primi nove mesi del 2009. Il “costo del rischio di credito”, espresso in percentuale rispetto al totale dei crediti verso clientela, è pari a circa 75 basis point, rispetto a 89 b.p. del dicembre 2009. L’utile lordo dell’operatività corrente si attesta a 28,6 milioni di euro ed evidenzia una flessione del 4,8% in rapporto a 30 milioni a settembre 2009. Gli oneri fiscali sono stimati in 12 milioni di euro contro 9 milioni del corrispondente periodo del 2009. A fine settembre 2010 la raccolta diretta si attesta a 7.356 milioni di euro con un decremento del 2% rispetto a 7.507 milioni a fine dicembre 2009 e dell’1,4% su base annua. La raccolta indiretta assomma a 5.308 milioni di euro con un aumento del 2,9% rispetto a dicembre e del 3,5% sul corrispondente periodo dello scorso anno. Maggiormente accentuata la dinamica del risparmio gestito, che raggiunge 2.353 milioni di euro evidenziando incrementi rispettivamente del 5,5% rispetto a 2.230 milioni di fine 2009 e del 6,1% su base annua. La raccolta globale, pari a 12.664 milioni di euro, risulta pressoché invariata rispetto a fine 2009. I crediti verso la clientela si attestano a 6.928 milioni di euro con un aumento del 3,7% rispetto a 6.683 milioni a dicembre 2009 e del 6,4% su base annua. I crediti deteriorati, al netto delle rettifiche di valore assommano a 453 milioni di euro, con un aumento del 32% rispetto a 343 milioni al 31.12.2009, ancora risentendo della perdurante debolezza del ciclo economico. In dettaglio, i crediti in sofferenza, al netto delle rettifiche di valore, assommano a 111 milioni di euro rispetto a 80 milioni a dicembre 2009, con un’incidenza sul portafoglio crediti pari a 1,60% rispetto a 1,19% e un livello di copertura del 53%. Gli altri crediti dubbi si attestano a 342 milioni di euro contro 263 milioni a dicembre 2009 e rappresentano una percentuale pari a 4,93% del portafoglio crediti, rispetto a 3,94%. Il livello di copertura è prossimo al 5%. Al 30 settembre 2009, il patrimonio netto si attesta a 757 milioni di euro rispetto a 759 milioni al 31.12.2009, per effetto della distribuzione dell’utile relativo all’esercizio 2009 e del risultato netto del periodo. Il patrimonio di Vigilanza al 30 settembre 2010 assomma a 691 milioni di euro, a fronte di attività di rischio ponderate pari a 6.469 milioni, consistenza che assicura con ampio margine il rispetto dei requisiti patrimoniali previsti dalla normativa vigente, supportando adeguatamente lo sviluppo dell’attività operativa. Il core capital ratio (patrimonio di base rapportato alle attività di rischio ponderate) si attesta a 8,98% rispetto a 9,06% al 31.12.2009. Il total capital ratio (patrimonio di vigilanza su attività di rischio ponderate) è pari a 10,68%, in raffronto a 11,19% a fine dicembre 2009. Pur mostrando segnali di rafforzamento, la ripresa mondiale resta fragile e diseguale nel panorama globale e all’interno dell’Europa. Sul recupero del ciclo economico pesano i rischi legati ai debiti sovrani, elevati tassi di disoccupazione soprattutto nei paesi più avanzati e, conseguentemente, una perdurante debolezza della domanda interna. L’Italia, in particolare, resta fanalino di coda dell’eurozona, migliore solo di Grecia, Spagna e Portogallo, ed è la più lenta di tutti nel G7. Nel nostro Paese la ripresa appare ancora debole e contrastata. In siffatto contesto il Consiglio di Amministrazione ritiene prefigurabile un andamento gestionale sostanzialmente coerente con quello sinora evidenziato.