Credit Suisse: rischio di bolla immobiliare in Svizzera

7 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Ginevra – Il tabu’ e’ stato sfatato e ora il vaso di pandora rischia di rompersi: “Alcuni comportamenti speculativi lasciano pensare a un inizio di bolla a Ginevra”, dice l’economista di Credit Suisse Sara Carnazzi.

Durante la presentazione di un vasto studio immobiliare nella citta’ svizzera, l’analista ha preferito prendere tutte le precauzioni verbali del caso, ma la situazione attuale e’ preoccupante: niente, nemmeno una vera grande crisi economica riuscira’ a frenare l’impeto dei mercati.

“Ne il crack di Lehman Brothers ne’ la crisi del debito sovrano sono arrivate qui”, ha ricordato Carnazzi. Risultato: i prezzi immobiliari continueranno la loro marcia nel 2012 e nel 2013: nessuna frenata e’ percettibile per il momento”.

E la Banca nazionale svizzera ha le mani legate. A causa del franco forte non puo’ alzare i tassi”, ricorda l’economista, insistendo sul fatto che il costo basso del denaro restera’ “uno dei principali fattori di incoraggiamento all’accesso alle proprieta’ immobiliari”.

Lo statuto del proprietario rimane molto piu’ vantaggioso di quello dell’affittuario inquilino. E’ cosi’ dal 2009, ma la differenza si sta accentuando. In media in Svizzera, possedere un appartamento di 4 – 5 stanze costa un po’ di piu’ di 21 mila franchi per anno. Un affitto alle stesse condizioni? Circa 25 mila franchi.

Un altro elemento che fa propendere verso il rischio di bolla, anzi, il piu’ importante di tutti, e’ l’immigrazione. Secondo la banca, sono previsti oltre 65 mila nuovi arrivi quest’anno in tutto il paese.

E’ ancora presto, tuttavia, per parlare di un’esplosione della bolla. Ci sono ancora delle differenze notevoli con la crisi della fine degli Anni 80: il debito ipotecario, ad esempio, resta su livelli ragionevoli. In Svizzera, meno del 2% degli affari sono finanziati dalle banche per la loro quasi interezza (oltre l’80%). Nel 1996 era pari al 7,5% dei contratti.

Inoltre, la parte dei crediti a tasso variabile, potenzialmente piu’ problematica in caso di improvviso aumento dei tassi, rimane inferiore al 20% (nel 1996 era al 57%). Infine, l’incremento dei prezzi resta sostenuto da una domanda reale e non solo dalle attivita’ speculative.

“Se c’e’ una bolla non vuol dire che debba per forza scoppiare, puo’ anche gonfiarsi progressivamente”, ha rassicurato l’economista.