CREDIT CRUNCH: LIVELLI ANORMALI, L’ALLARME DI GREENSPAN

23 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

Nonostante i $9.7 mila miliardi promessi da Washington per combattere la peggiore crisi finanziaria dal Dopoguerra, i mercati monetari mostrano che le principali banche del paese non rialzeranno la testa prima del 2010.

La settimana scorsa lo spread Libor-Ois si e’ infatti portato sopra l’1% per la prima volta dallo scorso 9 gennaio, a conferma delle difficili condizioni del mercato del credito, che nemmeno gli sforzi economici fatti sin qui dai governi e banche centrali sono riusciti a sbloccare. I contratti scambiati sul mercato indicano che il differenziale, che misura la riluttanza delle banche a concedersi prestiti vicendevolmente, e’ destinato a restare sopra i livelli precedenti il fallimento di Lehman Brothers sino alla fine dell’anno.

In un’intervista rilasciata a Bloomberg, l’ex numero uno della Federal Reserve, Alan Greenspan, sottolinea come tale indicatore possa essere considerato il barometro della fiducia nelle banche e della paura di insolvenze creditizie. “Tali timori si sono sostanzialmente placati da meta’ ottobre, ma il calo si e’ comunque fermato su livelli ancora ben lontati da quelli dei mercati in condizioni normali”, ha aggiunto Greenspan.

Dalle analisi del Senior Loan Office della stessa Federal Reserve pubblicate il 2 febbraio scorso, segnala l’agenzia di stampa, emerge chiaramente che negli ultimi tre mesi del 2008 il 65% delle banche americane ha ristretto il credito, nonostante i massicci aiuti, dell’ordine di 200 miliardi, giunti da Washington.

Secondo le stime degli economisti interpellati dall’agenzia di stampa, la crescita economica Usa ha probabilmente subito una contrazione del 5.4% nel quarto trimestre, il peggior risultato dal 1983. Per Moody’s Investors Service la percentuale di fallimenti societari potrebbe salire al 16.4 entro novembre: si tratterebbe del livello piu’ alto dalla Grande Depressione, nonche’ una cifra circa tre volte superiore al tasso attuale.

Nei giorni scorsi il Senatore Christopher Dodd ha precisato che, considerando i guai che continuano ad affliggere il sistema finanziario nonostante siano stati spesi dal 2007 a oggi oltre 1.1 mila miliardi di dollari tra svalutazioni e perdite, potrebbe non restare altra soluzione se non quella di procedere alla nazionalizzazione temporanea dei maggiori istituti bancari.

“La soluzione non mi piace per niente, ma posso capire che e’ possibile che si verifichi un’eventualita’ del genere”, ha detto il Senatore Democratico in un’intervista rilasciata a Bloomberg Television lo scorso 20 febbraio.

Citigroup, che ha ricevuto $45 miliardi di aiuti governativi, e’ in trattative con i funzionari federali perche’ il Tesoro incrementi la quota di proprieta’ nella banca, secondo quanto riferito da fonti anonime al Wall Street Journal.

Una tensione di tali dimensioni si riflette chiaramente nello spread Libor-OIS, che misura il gap tra il tasso interbancario sui depositi a tre mesi offerto in dollari Usa a Londra e il tasso index swap sui prestito overnight (Ois), ovvero una semplice speculazione sui tassi monetari e contestualmente quello che i trader si aspettano sia la media ponderata del tasso di riferimento della Fed per i prestiti overnight tra le banche. Tale spread si e’ attestato in media allo 0.11% tra dicembre 2001 e luglio 2007, prima di salire il mese successivo allo 0.73%, in seguito allo scoppio della crisi subprime.

Dopo il fallimento di Lehman Brothers, l’indicatore e’ schizzato al 3.64% da circa lo 0.87%, con i timori di nuovi colassi tra i giganti del settore bancario che hanno reso gli istituti sempre piu’ riluttanti a concedere prestiti. Lo spread si e’ poi mano a mano ristretto sempre di piu’, ma in giugno Greenspan, presidente della Fed da agosto 1987 a gennaio 2006, ha avvertito che non considerera’ i mercati tornati alla normalita’ finche’ lo spread Libor-Ois non sara’ tornato allo 0.25%.

(Fonte: Bloomberg)