Crack Cirio, il Pm chiede: 15 anni a Cragnotti, 8 a Geronzi e 6 a Fiorani

2 Marzo 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – “Affermare la penale responsabilità degli imputati” e condannare a 15 anni di reclusione Sergio Cragnotti, 12 anni per il suo genero e direttore finanziario, Filippo Fucile. Queste le richieste del pm Gustavo De Marinis per il crack del gruppo Cirio. Il magistrato, tra gli altri, ha chiesto anche 8 anni per Cesare Geronzi e 6 anni per Gianpiero Fiorani. (TmNews)

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La condanna di Sergio Cragnotti a 15 anni di reclusione e di Cesare Geronzi a 8 anni e’ stata chiesta dalla pubblica accusa al processo per il crac della Cirio. In totale l’accusa ha chiesto la condanna di 31 imputati, per un totale di 221 anni,e di una societa’.Per tutti gli imputati, ad eccezione di Michele Casella,e’ stata sollecitata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale per la durata di dieci anni.

La società citata dal pm e’ Dianthus Spa per la quale e’ stata formulata la richiesta di una sanzione pecuniaria nella misura di 300 quote. Queste le altre richieste di condanne: 8 anni per Riccardo Bianchini Riccardi, Ernesto Chiacchierini, Alfredo Gaetani, Paolo Nicolini, Ettore Quadrani, Vittorio Romano, Francesco Scornajenchi; 6 anni per Emma Benedetti, Tomaso Farini, Mauro Luis Pontes Pinto E Silva, Grazia Scartaccini, Lucio Velo, Gianluca Marini, Annunziato Scordo, Francesco Maria Matrone, Francesco Sommaruga Angelo Fanti, Pietro Celestini Locati, Remo Martinelli, Giovanni Benevento e Ambrogio Sfrondini; 4 anni per Michele Casella. Gli imputati sono in gran parte dirigenti delle società del Gruppo Cirio, all’epoca dei fatti (2003), funzionari di banca e collaboratori di Cragnotti.Al termine della prescrizione il pm ha definito prescritto il reato di truffa che riguarda tre indagati. Si tratta di Sebastiano Baudo, Angelo Brizzi e Alberto Giovannini.Il processo si sta celebrando davanti ai giudici della I sezione penale del Tribunale di Roma.(Ansa)

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Una requisitoria “generica e immotivata”. Così i difensori di Cesare Geronzi commentano le richieste del pm Gustavo De Marinis per il crack del gruppo Cirio. De Marinis ha chiesto, tra gli altri, per l’attuale presidente di Generali una condanna a otto anni di reclusione. “Anche quando il cliente è solido e vitale, le banche dovrebbero coltivare la logica del sospetto e pronosticare esiti rovinosi pur se si convincono che una impresa gode di buona salute.

E’ questo il pensiero cui si ispira la requisitoria dei pubblici ministeri nel processo Cirio, là dove prospetta responsabilità penali al di fuori della cerchia degli amministratori del Gruppo Cragnotti”, affermano gli avvocati Ennio Amodio e Paola Severino. “In questo modo però si trasforma la fisiologia del credito in una patologia del finanziamento, una condotta che le prove raccolte dal Tribunale di Roma hanno invece persuasivamente escluso”.

“I giudici sapranno certamente andare al di là di queste implausibili presunzioni contenute in una requisitoria generica e immotivata – proseguono – Potranno così riconoscere che tutti i manager della allora Banca di Roma, a cominciare dal suo presidente Cesare Geronzi, che, peraltro, non aveva specifici poteri in materia, hanno agito con la correttezza e l’equilibrio di chi è attento alle esigenze del cliente, ma si guarda bene dal farsi trascinare dalle sue incontrollate aspirazioni”. (TmNews)