Crac piccole imprese: hanno chiuso in 146 mila negli ultimi 3 mesi

18 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Lecce – “I successi del Made in Italy nel mondo da soli, non bastano a sostenere l’occupazione e a ricostruire il benessere dei territori andato perso nella crisi di questi anni”. Così il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, commnetando i dati di Movimprese relativi ai primi 3 mesi dell’anno.

Saldo

La differenza tra chi sceglie di entrare sul mercato creando una nuova attività (sono stati in 120.278 tra gennaio e marzo) e chi, al contrario, ne è uscito (in tutto, 146.368) si è accentuata. In particolare, rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni sono diminuite di 5mila unità, mentre le cessazioni sono aumentate di ben 12mila unita’, con il risultato di un saldo del periodo pari a -26.090 imprese.

Indietro tutta

Praticamente il triplo rispetto ai primi tre mesi del 2011, quando erano mancate all’appello “solo” 9.638 imprese. In termini relativi, la riduzione dello stock delle imprese nel I trimestre e’ stata pari al -0,43%, contro il -0,16% del 2011. Questo, in sintesi, il quadro che emerge dai dati sulla nati-mortalita’ delle imprese italiane nel primo trimestre dell’anno, fotografati da Movimprese e resi noti oggi a Lecce dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, nel corso del convegno sullo sviluppo del Mezzogiorno, organizzato dalla Camera di commercio del capoluogo salentino.

La “macchina del tempo” dell’anagrafe delle imprese riporta quindi le lancette al primo trimestre del 2009, quando si registrò un saldo negativo pari a -30.706 unità e un tasso di crescita del -0,5%, allora risultato della fortissima crisi esplosa nel 2008.

Chi cresce e chi chiude

Tra i settori, in termini assoluti i saldi negativi più pesanti si registrano in agricoltura (-13.335 unità, ma va detto che si tratta di una tendenza di fondo che prosegue da anni), nel commercio (-8.671), nelle costruzioni (-8.328) e nelle attivita’ manifatturiere (-4.929). Col segno positivo chiudono, invece, le attività immobiliari, quelle professionali e i servizi alle imprese che, insieme, crescono di 1.655 unita’.

Dove va meglio e dove peggio

La battuta di arresto più rilevante in termini assoluti è quella della ripartizione Sud e Isole che perde 10.491 imprese, il 40,2% di tutto il saldo negativo del periodo. A seguire viene il Nord-Est, il cui stock di imprese tra gennaio e marzo si e’ ridotto di 8.176 unita’. Rapportato al totale delle imprese dell’area, questo dato corrisponde ad un tasso di crescita del -0,63%, il piu’ pesante in assoluto.

Contengono le perdite, invece,il Nord-Ovest (5.661 imprese in meno, pari allo 0,35% dello stock) e, soprattutto il Centro dove, grazie all’eccezione rappresentata dal Lazio (unica regione a chiudere il trimestre con un saldo positivo, con 1.953 imprese in piu’, frutto esclusivo della inarrestabile espansione delle società di capitale anella provincia di
Roma), il deficit si arresata a -1.762 unità, pari allo 0,14% dello stock dell’area.

Che fare

“L’anagrafe delle imprese – ha proseguito – è uno specchio fedele dell’immagine dell’economia reale che oggi ci viene restituita per quello che è: segnata da profonde difficoltà e da una diffusa incertezza nel futuro. C’è bisogno di politiche di sostegno dell’impresa piu’ piccola, quella diffusa da cui dipende il destino di milioni di famiglie e di giovani. Oltre a credito e semplificazione servono azioni straordinarie sul fronte occupazionale e fiscale. Le Camere di commercio – ha concluso il presidente di Unioncamere – intensificheranno l’impegno a sostegno del tessuto economico, soprattutto di quello meridionale più in difficolta’ in questo momento”.