Crac Cirio, 4 anni a Geronzi: rivincita per i 35 mila risparmiatori beffati

6 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Il banchiere Cesare Geronzi, ritenuto responsabile del dissesto da un miliardo e 125 milioni di euro di Cirio, è stato condannato in via definitiva a quattro anni di prigione nell’ambito del processo sul crac del gruppo alimentare. Tre dei quattro anni sono coperti dall’indulto. Per l’ex patron Sergio Cragnotti, che è stato anche presidente della società di calcio della Lazio, ci sarà invece bisogno di un altro processo.

Questa è in sintesi la decisione della quinta sezione penale della Corte di Cassazione, che in sede definitiva ha confermato dunque la decisione dei giudici in secondo grado per Geronzi. In primo grado, il processo che nel 2011 ha spinto Alberto Nagel di Mediobanca a cacciare il super banchiere da Generali, l’accusa aveva chiesto otto anni di reclusione.

La Suprema corte ha inoltre annullato con rinvio la condanna a Cragnotti per il fallimento della società italiana di conserve alimentari, in relazione al capo d’accusa più grave, quello di “bancarotta distrattiva”, legato alla vicenda “Bombril”. In quella sentenza a Cragnotti era stata comminata la pena a sette anni di reclusione, diventati poi otto anni e otto mesi per effetto degli altri reati paralleli contestati.

Per Cragnotti si tratta di “un risultato straordinario”, secondo quanto riferito dai suoi legali. Il nuovo procedimento legale si svolgerà davanti alla Corte d’appello di Roma. Contenti anche i rappresentati dei piccoli risparmiatori che volevo andare fino in fondo alla vicenda, respingendo l’ipotesi di una transazione. “È una sentenza molto equilibrata ed è il giorno della rivincita morale e materiale per centinaia di migliaia di risparmiatori traditi che hanno perso tutto nel crac Cirio e che oggi ricevono giustizia dallo Stato”, dice l’avvocato Claudio Coratella.

Quanto a Geronzi, l’ex presidente di Mediobanca e della compagnia di assicurazione Generali, subisce la condanna per concorso in bancarotta per via di come la sua Capitalia, poi confluita nell’Unicredit gestita dall’allora AD Alessandro Profumo, ha fornito linee di credito alla travagliata Cirio. Quando il gruppo è fallito nel 2002, i risparmi di 35 mila italiani sono andati in fumo.

Secondo la ricostruzione della vicenda che fa La Repubblica, “nel 1999 Geronzi impose a Cragnotti in grave crisi di liquidità di vendere la Eurolat alla Parmalat di Calisto Tanzi, l’altro gioiellino ai tempi plurifinanziato dal sistema bancario”. A quel punto, però, i soldi iniettati “non andarono a beneficio dell’azienda“, bensì vennero “destinati a rimborsare il debito che la Cirio aveva nei confronti della Banca di Roma. Sentendo odor di fallimento, il banchiere aveva pensato bene di farsi restituire i soldi prima che la mal parata si presentasse”.

Il tutto a discapito dei piccoli risparmiatori e degli obbligazionisti di Cirio: tra il 2000 e il 2002, infatti, nel tentativo di non perdere i finanziamenti forniti a Cirio, le maggiori banche italiane tra cui la Banca di Roma di Geronzi hanno messo sul mercato 1,15 miliardi di euro di obbligazioni con ritorni da investimento appetitosi destinate ai risparmiatori italiani. Se da un lato i Bond del gruppo alimentare rendevano il 6,9% dall’altro i Bot fruttavano un po’ meno del 2,2%. In 35 mila sono caduti nella trappola.