Il 62% dei lavoratori italiani teme di perdere il lavoro a causa del Covid

25 Giugno 2020, di Alberto Battaglia

L’impatto del coronavirus sul lavoro si è già fatto sentire su 6 italiani su dieci, in linea con la media globale, mentre il 62% teme di perdere il proprio impiego, qualora la situazione del suo datore di lavoro dovesse essere influenzata dalla crisi – una paura che risulta di otto punti più forte in Italia rispetto al resto del mondo.

Sono alcune delle evidenze emerse dal Randstad Workmonitor, che ha sondato gli umori dei lavoratori in 15 Paesi del mondo lo scorso maggio, raggiungendo, per ogni nazione, 400 persone di età compresa fra i 18 e i 67 anni e titolari di un impiego da almeno 24 ore alla settimana.

In Italia il timore di perdere il lavoro a causa del Covid-19 è il più alto fra tutti i Paesi europei coinvolti nella ricerca e, su scala globale, risulta più diffuso soltanto in Cina (63%), a Hong Kong (66%) e in India (78%).

A nutrire questo senso di precarietà sono soprattutto i giovani: lo percepiscono l’84% dei 18-24enni italiani, il 69% dei 25-34enni, contro solo il 46% degli over 55.

La maggioranza assoluta degli intervistati nella Penisola, tuttavia, crede che potrà essere aiutato nel ricollocamento lavorativo dallo Stato (54%) o dalla stessa impresa (52%).
Ciononostante, la fiducia dei lavoratori italiani nel governo nazionale è la seconda più bassa al mondo dopo quella espressa dagli omologhi giapponesi.

“L’emergenza Covid19 ha portato una nuova normalità, costringendo le imprese a riorganizzare rapidamente attività e modalità di lavoro e generando insicurezza nei lavoratori”, ha commentato Marco Ceresa, ad di Randstad Italia, “la crisi ha imposto un’accelerazione sul fronte della digitalizzazione e di modelli organizzativi più agili e ci vorrà del tempo per completare la transizione alla nuova realtà, ma i risultati del Workmonitor sono incoraggianti. Le imprese stanno aumentando gli investimenti in soluzioni digitali e in formazione per mettere i lavoratori nelle condizioni di adattarsi alla nuova realtà lavorativa, e cresce anche l’attenzione al benessere emotivo dei dipendenti (indicata dal 70% del campione) e al work-life balance (69%)”.