Covid: il 55,9% dei posti di lavoro persi per la crisi è al femminile

2 Novembre 2020, di Alessandra Caparello

Moltissime le donne che, complice l’attuale situazione emergenziale che stiamo vivendo a causa del dilagarsi del Coronavirus, sono costrette ad abbandonare il lavoro.

Tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, si segnalano nel nostro paese 470 mila occupate in meno, per un calo nell’anno del 4,7%. In sostanza su 100 posti di lavoro persi (in tutto 841 mila), quelli femminili rappresentano il 55,9%. A fare i conti la Fondazione Studi Consulenti del lavoro in un focus dal titolo “Ripartire dalla risorsa donna” in cui si sottolinea come l’impatto nei primi sei mesi dell’anno sull’occupazione femminile.

Le lavoratrici durante il lockdown: carico di stress senza precedenti

Le lavoratrici, durante il lockdown primaverile, hanno dovuto  gestire un sovraccarico di lavoro senza precedenti. Da un lato difatti, sono state più impegnate degli uomini nell’attività lavorativa (il 74% ha continuato a lavorare rispetto al 66% degli uomini), dovendo garantire servizi essenziali in settori a forte vocazione femminile (scuola, sanità, pubblica amministrazione). Dall’altro lato, con la chiusura delle scuole, hanno dovuto garantire la presenza al lavoro e al tempo stesso assistere i figli impegnati nella didattica a distanza, con un livello di stress elevatissimo per quasi 3 milioni di lavoratrici con un figlio a carico con meno di 15 anni (30% delle occupate).

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha precisato come nell’ultimo anno la tendenza ad allontanarsi dal lavoro, rinunciando anche alla ricerca di un’occupazione, è cresciuta sensibilmente, facendo registrare tra giugno 2019 e 2020 un incremento di 707 mila inattive (+8,5%), soprattutto nelle fasce giovanili.
La maggiore contrazione di lavoro femminile si registra nell’occupazione a termine (-327 mila lavoratrici per un calo del 22,7%), nel lavoro autonomo (-5,1%.), nelle forme in part-time (-7,4%) e nel settore dei servizi, soprattutto ricettivi e ristorativi (qui le donne rappresentano il 50,6% del totale) e di assistenza domestica (le donne sono l’88,1%).

“Le donne apportano un contributo rilevante all’occupazione in termini di qualificazione e competenza, che non può disperdersi ulteriormente”, ha dichiarato il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, facendo notare che solo nelle professioni intellettuali il 54% è donna.
“Per questo è necessario attuare un mix di politiche – dal potenziamento dell’offerta e dell’accessibilità dei servizi che favoriscono la conciliazione vita-lavoro a percorsi formativi spendibili nel mercato del lavoro – che sostengano concretamente l’occupabilità delle donne, arginando il rischio che molte di loro possono chiamarsi fuori dal circuito lavorativo”.