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Costi di ricerca: giro di vite sulla deducibilità

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I costi dei progetti, correttamente capitalizzati in base ai principi contabili, sono ammortizzabili
e fiscalmente rilevanti solamente a partire dall’esercizio in cui questi possono essere economicamente sfruttati.
Dunque, la deduzione si trova solo a conclusione della ricerca.
E’ la conclusione cui è giunta l’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n.95/E dello scorso 25 luglio, rispondendo all’interpello di una società i cui costi di ricerca consistono in studi, indagini e prove di laboratorio finalizzati allo sviluppo di specifici prodotti o processi produttivi. Una parte di questi costi erano stati iscritti in bilancio alla voce “Costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità” (inserendovi soltanto le quote di ammortamento della parte di spese sostenute a fronte di progetti i cui risultati erano disponibili per l’utilizzazione economica nel corso del 2005) ed un’altra parte nella voce “Immobilizzazioni in corso e acconti”, in base al fatto che solo alcuni progetti oggetto di investimento erano stati completati nel 2005, mentre, per gli altri, la fase di sperimentazione e di studio era ancora in corso.
Proprio per tali investimenti la società che ha proposto l’interpello ha chiesto chiarimenti prospettando due possibili soluzioni: a) far concorrere tali costi alla determinazione del reddito imponibile nell’esercizio in cui sono stati sostenuti o a partire da tale esercizio e nei successivi ma non oltre il quarto, indipendentemente dal trattamento contabile adottato nella predisposizione del bilancio d’esercizio; b) dedurre tali costi in concomitanza con la loro effettiva imputazione a conto economico e, dunque, in ogni esercizio in cui sono in esso iscritte le quote di ammortamento, a partire dall’esercizio in cui i risultati dei progetti di ricerca sono disponibili per l’utilizzazione economica.
A fronte della proposta da parte dell’istante di adottare la prima impostazione, nella circolare in esame l’Agenzia delle Entrate ha rigettato tale orientamento, chiarendo che “….la deducibilità del costo è sempre subordinata alla regola della preventiva imputazione al conto economico dell’esercizio di competenza a norma dell’articolo 109, comma 4, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.. ” e che, di conseguenza, “…in considerazione della scelta civilistica di capitalizzare le spese di ricerca e sviluppo sostenute nel 2005, rinviando l’inizio dell’ammortamento all’esercizio in cui il bene o processo risulterà disponibile per l’utilizzazione economica…la deduzione fiscale delle stesse sarà possibile solo alla conclusione della ricerca…”.
Viene fatto anche uno specifico riferimento allo Ias 38 che detta dei requisiti ben precisi affinché possa essere rilevata in bilancio un’attività immateriale, in presenza dei quali l’impresa non ha più la facoltà, bensì l’obbligo di capitalizzare. Ne consegue dunque che “….se e quando l’attività di ricerca darà luogo ad un bene o processo disponibile per l’utilizzazione economica, potrà farsi applicazione dell’articolo 103 del testo unico (come modificato dall’articolo 37, comma 45, del d.l. n. 223 del 2006 citato)…In caso contrario, la perdita derivante dal mancato raggiungimento di un risultato economicamente apprezzabile potrà essere dedotta per intero nell’esercizio in cui si verificherà, ai sensi dell’articolo 101, comma 4, del Tuir, trattandosi di un costo di natura certa, deducibile secondo i principi generali della competenza, dell’inerenza, della correlazione e della preventiva imputazione dei componenti negativi del reddito d’impresa, contenuti nel citato articolo 109…”. Infine nella risoluzione l’Agenzia delle Entrate viene anche chiarito che la recente modifica normativa contenuta nell’articolo 37, comma 47, del decreto legge n. 223 del 2006, che ha inserito espressamente i costi di ricerca e sviluppo nel comma 4, lettera b), dell’articolo 109 del Tuir “si rende applicabile solo alle spese relative a studi e ricerche di sviluppo sostenute a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso”.
di Alberto Savarese