Cossiga: attenti a Fini, vuol fare le scarpe a Silvio e guidare un governo istituzionale

20 Dicembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

In una lettera a Massimo D’Alema, Francesco Cossiga non nasconde lo stupore per le parole pronunciate dal presidente di Italianieuropei nell’intervista di ieri al Corriere della Sera. «Mi ha meravigliato leggere che tu riterresti che Silvio Berlusconi potrebbe continuare a governare da presidente del Consiglio dei ministri ancorchè venisse condannato in uno dei processi cui è sottoposto, ad esempio quello che lo vede imputato per corruzione di testimone nel così detto processo Mills. La tua affermazione è assurda», sottolinea il presidente emerito della Repubblica che spiega: se il premier sarà condannato il capo dello Stato «otterrà senza dubbio le sue dimissioni».

Peraltro, sottolinea Cossiga, «l’attivismo» di Fini «non può avere altro significato che quello di porre fin d’ora la sua candidatura alla presidenza di un governo istituzionale che segua ad un impedimento di Berlusconi» ad esercitare il proprio mandato. L’opinione pubblica italiana – ricorda Cossiga – già è mal disposta, a motivo di una larga concezione severa della responsabilità propria di una certa cultura cattolica e di quella sua particolare e certo autorevole corrente di pensiero ‘cattolica giacobina’, ad accettare la presunzione d’innocenza neanche fino al primo grado di giudizio, immaginiamoci fino al terzo e peggio ancora davanti ad una condanna definitiva».

«Non penso – insiste – conoscendo la tua onestà intellettuale, che tu pensi che, affermandosi questa regola che tu enunci, il governo possa essere tenuto sotto costante pressione morale e politica: la paralisi dell’esecutivo -avverte Cossiga – sarebbe di grave danno al Paese. Certo, sembra strano che un governo espressione diretta, anche se in virtù di leggi che hanno forzato il regime parlamentare voluto dalla Costituzione, del popolo sovrano ma che comunque sarebbe pur sempre espressione del Parlamento che è il sovrano legale dello Stato, venga rovesciato dall’atto di un impiegato dello Stato che è investito delle sue funzioni non per un mandato direttamente o indirettamente democratico, ma per un pubblico concorso che è per lo più una forma di cooptazione familiare, amicale o di casta.

Il costituente ben l’aveva compreso e per questo aveva introdotto, soprattutto per volontà della sinistra, l’istituto dell’inviolabilità parlamentare. Mio caro amico – scrive ancora Cossiga a D’Alema – io penso che il tuo sia un pensiero solitario. Per altro l’attivismo del presidente della Camera dei Deputati non può avere altro significato che quello di porre fin d’ora la sua candidatura alla presidenza di un governo istituzionale che segua ad un impedimento di Berlusconi a continuare a esercitare il suo mandato (e l’ipotesi di una causa fisica, dopo le speranze di molti pur coperte da un salutare velo di ipocrisia… non sembra più d’attualità), ad esempio a causa di una condanna: e poichè l’amico Fini non è nè un imprudente nè uno sprovveduto deve aver avuto assicurazioni dall’interno del Pdl, dal Quirinale e
dall’opposizione».

«Se Silvio Berlusconi sarà, come certo lo sarà, condannato nel processo Mills, sempre che la maggioranza riesca a far passare il processo breve, esso non troverà mai applicazione perchè dopo la pronuncia del Consiglio Superiore della Magistratura, il Capo dello Stato lo rinvierà certamente al Parlamento e in caso di riapprovazione sarà la Corte Costituzionale che inevitabilmente lo dichiarerà non conforme alla Costituzione. Io credo che, data la costituzione materiale che destra e sinistra hanno voluto surrettiziamente instaurare, se Berlusconi sarà condannato o sarà anche solo iscritto nel registro degli indagati (e la sinistra in senso lato: stampa, gruppi di potere, populismo radicale è in grado di ottenerlo) per le stragi del 1992 e del 1993, il Capo dello Stato otterrà certamente le dimissioni di Berlusconi, anche perchè -sottolinea Cossiga – la sinistra potrebbe ottenere questo risultato minacciando un Aventino. È un pasticcio; ma dobbiamo ormai ammettere che di fatto la sovranità è esercitata in concorso con il popolo e per esso dal Parlamento, dalla magistratura, dal Consiglio Superiore della Magistratura, dall’Associazione Nazionale Magistrati dal Capo dello Stato e dalla Corte Costituzionale che nella evoluzione impressa imprudentemente alla Costituzione sono tutti diventati organi o soggetti politici. Quindi, caro Massimo -conclude Cossiga – buona prossima campagna elettorale».