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«CORREZIONE FORTE E SALUTARE». NESSUNO TEME
IL FLOP. PER ORA.

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(WSI) – «Una correzione forte ma salutare». Il parere di Aurelio Maccario, senior economist di Ubm, è netto, anche dopo l’ennesimo calo delle Borse europee che ieri hanno lasciato sul campo tra l’1,5% (Milano) e il 2,2% (Francoforte) bruciando altri 160 miliardi di capitalizzazione e scendendo ai minimi degli ultimi sei mesi. «Nell’ultimo mese abbiamo assistito a un vero e proprio flight to quality all’interno dei listini azionari. Il movimento è stato sistemico e ha colpito innanzitutto quei mercati che evidenziavano un rischio troppo contenuto rispetto ai fondamentali, per esempio gli emergenti.

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Per i listini occidentali, invece, il discorso è differente. Negli Usa, ormai praticamente scontato il rialzo dei tassi di fine giugno, assisteremo a una pausa estiva sul fronte Fed che potrà giovare alle Borse, mentre in Europa il potenziale di crescita delle economie è limitato, diciamo all’1,5-2%. Dopodiché si entra in una fase di surriscaldamento, con conseguente intervento della Bce». Ma dare la colpa di tutto ai tassi di interesse appare fuorviante per l’economista di Ubm: «Anche al 5,25%, i saggi di interesse Usa sono bassi, sia sulle scadenze brevi sia lunghe. Tenendo conto dell’attuale livello di inflazione siamo a un 3% di tasso reale, uno dei valori più bassi riscontrabili alla fine di una manovra monetaria restrittiva».

Fatto sta che, da metà maggio, da quando cioè i vertici della Fed hanno iniziato a parlare apertamente di lotta dura all’inflazione, i principali indici europei hanno perso tutti fra il 10 e il 14%, portando così in negativo il bilancio da inizio anno (unica eccezione l’Ibex spagnolo, ancora in utile dello 0,59%, mentre Milano ha perso poco più del 2% ma il 10% dai massimi). «Quello che finora ha salvato i mercati azionari è stato il fatto che a vendere è stata innanzitutto la cosiddetta speculazione, che fino a un mese fa era decisamente rialzista e aveva fatto compiere l’ultimo strappo ai listini – spiega Alberto Magnani, gestore di Abbacus Sim – Mentre i gestori di fondi finora hanno semplicemente riposizionato i portafogli vendendo selettivamente, ad esempio i titoli che erano saliti di più, oltre che i più volatili. Ma il temuto sell off, vale a dire la vendita generalizzata, finora non c’è stato».

Per tornare ad acquistare, tuttavia, c’è ancora tempo. Anche perché, storicamente, il semestre che va da maggio a ottobre, è quantomeno inconcludente (si veda la tabella sulla stagionalità): negli ultimi 25 anni, per esempio, il Dow Jones Industrial, ha guadagnato cumulativamente oltre 10.000 punti nei sei mesi che vanno da novembre ad aprile e persi 61 negli altri sei mesi. Ancora peggio è andata al Mibtel, che dal 1986 è salito di quasi 37mila punti nel semestre bullish perdendone 21mila nell’altro.

«È vero che i p/e delle Borse sono estremamente contenuti – conclude Magnani – ma lo erano anche un mese fa. Con molti titoli italiani che viaggiano a un rapporto fra prezzo e utili attesi inferiore a 10, e redimenti superiori ai bond». Casi esemplari sono quelli, per esempio, di Eni e Milano Assicurazioni: il primo vale 8,4 volte i profitti 2006 e ha un dividend yield del 4,9%; la Milano, invece, ha un p/e atteso di 9,7 e uno yield del 5,2%. Ma anche per quest’estate, è giudizio unanime, «sarà la volatilità a farla da padrona». Allacciamo le cinture, quindi.

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