Corani al rogo l’11 settembre: uno pseudo reverendo (con 30 “fedeli”) scuote il globo

8 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(aggiornato) Nessuna copia del Corano sarà bruciata in occasione dell’anniversario dell’11 settembre. E’ lo stesso reverendo Terry Jones ad annunciare, dalla Florida, la rinuncia alla clamorosa iniziativa 1 che stava rischiando di provocare una nuova ondata di violenze antioccidentali da parte degli estremisti islamici. “Rinuncio all’iniziativa dopo aver saputo che nessuna moschea sarà costruita vicino Ground Zero”, ha detto il religioso. Ma l’affermazione non trova conferma nella comunità islamica di New York.

L’annuncio arriva al termine di una giornata di allarmi 2. Era stato lo stesso presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a intervenire in prima persona per scongiurare il pericolo di un escalation, prendendo anche in considerazione l’ipotesi di telefonare al pastore evangelista per indurlo a recedere dal suo proposito. Alla fine, comunica il Pentagono, è stato il ministro della difesa Robert Gates a telefonare al reverendo Terry Jones sollecitandolo a non bruciare copie del Corano.

Il Dipartimento di Stato aveva messo in guardia gli americani dal rischio di attentati, rilanciando lo stesso allarme che l’Interpol aveva diffuso tra i 188 paesi membri dell’organizzazione di cooperazione internazionale delle polizie: “forte possibilità di attacchi violenti”. Quasi una conferma le dichiarazioni di un portavoce dei talebani: “Se in Florida bruceranno il Corano, noi colpiremo tutti i cristiani”. Preoccupazione era stata espressa anche dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che aveva condannato come ”inaccettabile” il piano di Jones, unendosi al coro dei leader di tutte le religioni, di capi di Stato e dello stesso presidente americano Barack Obama. Che aveva avvertito: “Non diamo un pretesto ad Al Qaeda. E non mettiamo a rischio i nostri soldati”.

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Lo ha definito “deleterio”. Il presidente Barack Obama ha affermato senza mezze misure che l’iniziativa annunciata dal pastore della Florida Terry Jones di bruciare il Corano nell’anniversario dell’11 settembre, è un “regalo ai terroristi” e che sarà usato da Al Qaeda come strumento di reclutamento e lo ha invitato a riconsiderare la sua decisione.

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Prima glielo ha chiesto il generale Petraeus, poi la Nato e appelli a fare marcia indietro arrivano da tutto il mondo cattolico impegnato nelle aree a rischio. Adesso anche la Casa Bianca si dice “preoccupata”. Ma il pastore evangelico Terry Jones non sembra intenzionato a cambiare idea: l’11 settembre copie del Corano in fiamme per ricordare le vittime dell’attentato alle Torri Gemelle, anche se a pagare le conseguenze di una così palese manifestazione di ostilità potrebbero essere i soldati americani di stanza in Afghanistan e le minoranze cristiane nei paesi musulmani.

Jones, pastore del World Dove Outreach Center di Gainesville, Florida, ha ribadito le sue intenzioni in una intervista alla Cnn. “Gli Stati Uniti – dice nell’intervista – affrontano un nemico con il quale non si può dialogare, un nemico a cui bisogna dare una dimostrazione di forza”. Secondo il pastore, l’iniziativa non è una dimostrazione di odio, ma “un avvertimento sulla minaccia rappresentata dall’Islam”.

Sembra essere caduto nel vuoto l’appello del generale David Petraeus, comandante delle forze Usa in Afghanistan, per il quale l’iniziativa di Jones potrebbe moltiplicare i rischi per la sicurezza dei suoi soldati. E’ “proprio il tipo di azione che i talebani utulizzano e che quindi può causare seri problemi – aveva spiegato il generale – non solo qui ma in ogni parte del mondo in cui abbiamo a che fare con la comunità islamica”. L’11 settembre non è ancora arrivato, ma i timori di Petraeus sono già fondati. La notizia dell’esortazione al falò lanciato da Terry Jones ha spinto già ieri centinaia di persone a manifestare a Kabul. Altre proteste hanno avuto luogo anche tra le comunità musulmane che vivono negli Usa e davanti all’ambasciata americana a Giacarta, in Indonesia.

L’improvviso aumento della tensione ha indotto così anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, a farsi sentire. L’iniziativa di Terry Jones “rischia di avere conseguenze nefaste sulla sicurezza delle truppe della Nato in Afghanistan”, fa sapere Rasmussen, aggiungendo che simili ostentazioni di ostilità sarebbero contro i “valori” dell’Alleanza Atlantica “in nome dei quali ci battiamo”.

Il potenziale di enorme danno di un gesto che in un altro clima potrebbe essere bollato solo di stupidità e razzismo viene colto soprattutto in America. Tanto che i leader delle principali comunità religiose di tutte le fedi presenti nel Paese hanno rivolto oggi da Washington un appello comune per la tolleranza e contro ogni “mentalità bigotta”, invitando i fedeli di tutte le loro chiese, parrocchie, comunità e gruppi religiosi a ricordarsi che “come dice il primo emendamento, l’America è la terra della libertà”. In una conferenza stampa congiunta alla quale hanno preso parte rappresentanti cattolici, evangelici, episcopali, protestanti, islamici, induisti e di ogni altra fede presente negli Stati Uniti, i leader religiosi hanno sottolineato i rischi a cui può portare “l’ondata di islamofobia” in atto negli Stati Uniti in questo ultimo periodo. “Tutti noi – ha ricordato il l’arcivescovo di Washington, Theodore McCarrick – abbiamo la responsabilità di ricordare, come già fece Martin Luther King, che la libertà religiosa ha portato genti bellissime ad approdare sulle coste americane e che è al fondamento di questa Nazione. Una società basata sull’odio non fa parte dell’America”.

Va invece controcorrente, in nome delle libertà costituzionali, il sindaco di New York Michael
Bloomberg: si tratta di una azione “disgustosa”, ha detto, ma il pastore “ha il diritto di farlo”. Bloomberg ha aggiunto di essere sicuro che il pastore non gradirebbe l’atto di veder bruciato un libro che considera sacro. “Ma la sua azione è protetta dal diritto alla libertà di espressione – ha aggiunto il sindaco di New York – non possiamo applicare tale diritto solo alle situazioni che approviamo”. Bloomberg era stato contestato dalle frange anti-islamiste più estreme negli Usa per aver difeso la costruzione di una moschea vicino al sito di Ground Zero, in nome della tolleranza religiosa. E in questo caso utilizza un principio analogo per difendere una scelta di campo opposto, che proprio nulla ha a che fare con la tolleranza.

E sulla vicenda interviene anche l’Osservatore Romano, lanciando il suo appello: “Nessuno bruci il
Corano”. Lo slogan nel titolo di un articolo in cui si racconta dell’impegno profuso contro l’iniziativa di Terry Jones dalla Chiesa cattolica in varie parti del mondo, soprattutto in Asia. “Nei giorni scorsi – riferisce il giornale vaticano – era stato il cardinale arcivescovo di Bombay, Oswald Gracias, a intervenire. Alla voce del porporato si era unita poi quella del presidente della Conferenza episcopale in Pakistan, l’arcivescovo di Lahore Lawrence John Saldanha”. Il presidente del Pakistan Christian Congress, Nazir Bhatti, tra gli altri, ha chiesto alla comunità evangelica di annullare l’iniziativa, in quanto “potrebbe nuocere gravemente alle minoranze cristiane nei Paesi a maggioranza musulmana” riporta l’Osservatore Romano.

Viva preoccupazione è stata espressa anche in Indonesia, che conta la comunità musulmana più numerosa nel mondo. Qui la Conferenza episcopale ha organizzato nei giorni scorsi un incontro con alcuni leader musulmani, nel quale è stata ribadita la necessità del reciproco rispetto tra le fedi. “Continueremo a pregare perché non accada nulla di spiacevole – ha dichiarato all’Osservatore Romano il vescovo di Bandung, Johannes Maria Trilaksyanta Pujasumarta – né in Indonesia né nel resto del mondo, a causa di questo atto irresponsabile”.