Conti pubblici a rischio: manovra correttiva da 5 miliardi

10 Maggio 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Le tensioni sul commercio internazionale frenano la crescita dell’economia italiana. A dirlo l’Istat secondo cui il rischio dei dazi imposti dal presidente americano Donald Trump pesano anche nel nostro paese con il PIL che quest’anno potrebbe perdere 0,3 punti percentuali.

A risentirne anche l’export e l’import che calerebbero rispettivamente dell’1,1% e dello 0,3%. L’Ufficio Parlamentare di bilancio poi getta benzina sul fuoco e paventa il rischio concreto di una manovra correttiva da anche 5 miliardi in corso d’anno. In tutto la manovra finanziaria varrebbe così 20 miliardi. Il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, nel corso di un’audizione sul Def, fornisce nuove previsioni per l’anno in corso riviste a ribasso.

Secondo Pisauro sono due i principali elementi di rischio e sono da una parte le incertezze recentemente mostrate dalla congiuntura italiana ed europea, dall’altra invece le tensioni politiche, commerciali e finanziarie presenti a livello globale.

“Il primo e più immediato fattore di rischio riguarda le incertezze recentemente mostrate dalla congiuntura italiana ed europea. Dopo la conclusione, a inizio aprile, dell’esercizio di validazione (del quadro macroeconomico del Def) sono, infatti, emerse indicazioni di indebolimento dell’evoluzione congiunturale che sembrano segnalare non tanto un arresto della ripresa, quanto la possibilità che la fase di moderazione della crescita, osservata nell’ultima parte del 2017, prosegua nel corso della prima metà dell’anno corrente (…)

Il secondo elemento di rischio, potenzialmente più dirompente per il quadro di previsione, è costituito dalle tensioni politiche, commerciali e finanziarie presenti a livello globale il cui eventuale inasprimento potrebbe innestare deterioramenti del clima di fiducia tra gli operatori e un’intensificazione dell’instabilità nei mercati con conseguenze per la prosecuzione della fase di espansione globale”.

I fattori di rischio per i conti pubblici

A pesare sui conti pubblici italiani anche la spesa per interessi sui contratti derivati dello Stato che solo nel 2017, si legge nel DEF, è stata di 4,6 miliardi di euro. Da qui l’avvertimento dell’ufficio di bilancio: è possibile che da Bruxelles arrivi una richiesta di aggiustamenti dei conti per 3-4 miliardi di euro, forse 5, che si andranno ad aggiungere ai 12,5 miliardi necessari a disinnescare le clausole di salvaguardia che altrimenti farebbero scattare un aumento dell’Iva.

La correzione verrà richiesta nell’ambito della Legge di bilancio che sarà presentata in autunno. Il nuovo governo non è ancora salito a Palazzo Chigi che già avrà una grana da risolvere. Non vanno poi dimenticate le cosiddette spese indifferibili, che valgono altri 2,5 miliardi euro circa. Nel complesso la manovra vale 20 miliardi di euro e a questa cifra non vengono inclusi i costi per poter adottare le misure di alleggerimento del fisco e di rilancio del lavoro e dell’economia.

All’appello dell’Ubp si unisce anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che dalle pagine de Il Sole 24 Ore chiede di evitare l’instabilità e di prestare maggiore attenzione ai conti pubblici.

“Dobbiamo prepararci a questa fase di rallentamento potenziale dell’economia mondiale” osserva Boccia, secondo cui l’Italia è un paese che “cresce meno degli altri, e ha deficit di competitività importanti”. “Senza una riforma elettorale andare al voto equivale a trovarsi nella stessa situazione” e durante le consultazioni la speranza del leader degli industriali è che “si passi a una seconda fase, e cioè dalle tattiche ai contenuti”.

Il problema è quello di cercare di capire dove si potranno reperire quei 3-4miliardi per aggiustare i conti pubblici. Ancora non è dato saperlo, certo è che se si insedierà un governo anti europeista composto da Lega – M5s lo scontro con Bankitalia e Bruxelles è da mettere in conto. I partiti in pole position per formare il nuovo esecutivo convergono su alcuni temi che invece l’istituto di via Nazionale ha definito in un certo senso intoccabili, prima fra tutti la riforma delle pensioni.

Sia Lega che Cinque Stelle puntano difatti ad abolire la riforma Fornero e – tra gli altri temi concordi che potrebbero mettere in pericolo i conti pubblici e complicare i rapporti con Bruxelles – troviamo anche lo sforamento della soglia del 3% nel rapporto deficit-Pil imposto dai vincoli di bilancio Ue, nonché la revisione della legittima difesa, l’inasprimento delle pene e la chiusura definitiva di Equitalia.