CONTI ONLINE, RENDONO
ANCHE DI PIU’

15 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Una prova dell’interesse degli italiani per gli investimenti in liquidità? I conti online. I depositi delle banche via Internet indicano una netta tendenza all’accantonamento di moneta sonante e sempre disponibile per almeno tre segnali: sono in aumento, offrono tassi più elevati dei prodotti tradizionali, hanno giacenze medie molto alte. Se prima il deposito via web veniva usato per comodità, insomma, oggi è scelto anche per investimento. Benché i costi siano un po’ aumentati e i rendimenti diminuiti. «I risultati del secondo semestre 2004 dovrebbero essere ancora in crescita per l’e-banking – dice Anna Ponziani di Kpmg, che sta elaborando gli ultimi dati sul settore, in uscita ad aprile – . E questo vale sia per il numero delle operazioni, che nel gennaio-giugno erano 12 milioni ed avevano già registrato un incremento del 27% sul primo semestre 2004, sia per i conti correnti, che erano 6,9 milioni. Credo si sia già superata la soglia di 7,5 milioni».

Del resto, il rendimento medio lordo dei conti online è dell’1,53%, l’1,11% netto, contro lo 0,23% del classico sportello: sette volte in più. Lo dice l’ultima analisi di Corriere Economia , che ha messo a confronto le condizioni di cinque istituti online (Fineco Bank, [email protected], Iw bank, Banca Mediolanum, Sella.it) con la media dei prodotti per famiglie di sei banche tradizionali (Intesa, Unicredit, Popolare di Milano, Popolare di Verona e Novara, Banco di Sicilia, Banca di Roma).

Quanto alla giacenza media, è ormai di almeno 10 mila euro, com’è il caso di Iw Bank, ma può arrivare ai 30-40 mila euro di Sella.it. Ed è questa la dimostrazione finale: i risparmiatori scelgono la banca in rete per depositare i propri denari e lasciarveli. Il rendimento non viene dagli investimenti, ma dal semplice deposito, come si usava una volta. Con la differenza che la banca è online.

«Sì, i clienti dell’e-banking, incentivati dai tassi alti, tendono a lasciare una buona giacenza sul conto per guadagnare con la liquidità – conferma Luca Ferrarese, responsabile Banca telematica in Sella.it, che ha in promozione fino al 31 marzo il suo Winconto Web al tasso lordo fisso del 2% anziché dell’1,5% -. La nostra strategia è dare un rendimento interessante e servizi accessori gratuiti, come la carta di credito e il Bancomat, molto utilizzati dai clienti online». È una strategia che sembra pagare, visto che Sella.it dichiara di «essere a break even dopo gli investimenti del ’98». «Ormai il settore produce utili», dice Ferrarese.

Lo dimostra anche il caso di IwBank (gruppo Bpu). «I clienti hanno soltanto due alternative al conto corrente per investimenti di liquidità: o i titoli a reddito fisso o i fondi di liquidità – spiega Pasquale Casale, amministratore delegato dell’istituto che offre un tasso lordo del 2% e ha chiuso il 2004 con un utile netto di 7,2 milioni di euro, una raccolta totale in crescita del 49% e uno stock di liquidità a 450 milioni di euro, il 50% in più del 2003 -. Ma il vantaggio del conto corrente è che il denaro è immediatamente disponibile. E gli italiani ora vogliono questo, visto l’indebitamento in crescita. Non conviene sottoscrivere un Btp, bloccando il capitale tre anni, per avere 50 centesimi in più di rendimento».

Non è un caso, insomma, se Fineco (vedi box) ha offerto ai propri clienti (430 mila correntisti) i pronti contro termine agganciati al conto corrente. «Abbiamo 3 miliardi di euro depositati sui conti correnti, il 30% dei nostri clienti ci usa come unica banca e siamo in utile dal 2003 – dice Franco Ravaglia, direttore generale -. Nel 2004 avremo una sensibile crescita dell’utile netto, è stato un anno di forte apertura di nuovi conti». E a rafforzare il fermento c’è anche il lancio, mercoledì scorso, del nuovo conto di Banca Mediolanum, Riflex (a tasso zero, però): 5 euro al mese, che diventano zero con una giacenza media di 6 mila euro o 30 mila euro di investimenti.

Del resto il confronto con le banche tradizionali, che continuano ad aumentare le commissioni a fronte di tassi bassissimi, non fa che favorire il fenomeno. Secondo la nostra indagine, non c’è una sola spesa che non convenga nelle banche online. Il canone annuo è di 35,08 euro in media, cioè meno della metà degli 86,3 euro degli istituti a sportello; il tasso passivo lordo massimo extra fido è dell’8,98%, il 37,3% in meno; il canone Bancomat è zero, invece che 2,16 euro, e quello della carta di credito è esattamente la metà: 12,4 euro anziché 25,82.

Non parliamo poi delle operazioni di ordinaria gestione. Il bonifico su altra banca costa 25 centesimi, invece di 6,21; per il prelievo con il Bancomat su altro istituto si spende zero, invece che 2,02 euro. E per pagare le bollette bastano 20 centesimi, anziché 2,91 euro, mentre per il versamento di imposte e tasse il massimo richiesto è 1,37 euro: la settima parte dei 7,3 euro delle agenzie. «La forbice con le banche tradizionali si sta allargando – dice Ferrarese – Abbiamo avuto 9mila pagamenti tramite Internet del bollo auto, a 1,10 euro, all’8 marzo scorso. Basta commistioni, la gente ormai sta scegliendo dove stare». O di qua o di là.

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