Consumi: Federconsumatori, a Natale si prevedono gelate

22 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Unioncamere attesta oggi un calo delle vendite del 3% nel terzo trimestre 2010. Dato ancora sottostimato a giudizio di Federconsumatori, poiché il nostro O.N.F. (Osservatorio Nazionale Federconsumatori) sta registrando pesantissime cadute nei consumi dei beni durevoli, delle auto, dell’abbigliamento e con preoccupanti arretramenti nel settore agro-alimentare. “Purtroppo questo andamento conferma che non c’è mai limite al peggio.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – “Ipotizzavamo, infatti, che a fronte di un 2009 terrificante sotto il punto di vista dei consumi, ulteriori percentuali di arretramento fossero difficilmente realizzabili, in quanto condizionate dai livelli infimi raggiunti in quell’anno.” Purtroppo, invece, dobbiamo constatare che il continuo calo occupazionale, derivante da licenziamenti e cassa integrazioni (siamo oltre il miliardo di ore di CIG), continuano ad influire sul potere di acquisto delle famiglie, e quindi sulla domanda di mercato, ed ancora sull’economia in generale. Oltretutto, non è indifferente il clima politico di rissa, di dossieraggio e di altre ammenità del genere, che turba il mercato e che oggi ci fa sostenere che, in mancanza di chiarezza e di governabilità, sia giusto ed opportuno il ricorso alle urne. Riteniamo alquanto speranzosa, inoltre, la ripresa che Unioncamere auspica in vista del Natale. Noi ci augureremmo fosse così, ma tale prospettiva potrebbe realizzarsi solo disponendo la detassazione delle tredicesime e l’anticipazione dei saldi. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sta già lavorando sui dati relativi alle previsioni dei consumi natalizi, e, secondo le primissime stime, emergono delle chiare indicazioni su quale sarà la situazione in vista delle festività. Le prime anticipazioni rivelano un forte calo in quasi tutti i settori (calo che oscilla tra il -5% dei giocattoli al -15% del settore dell’abbigliamento e delle calzature). Fa eccezione il settore dell’elettronica, con un crescita tra il 2% e il 3% (trainato dalla vendita di televisori e decoder in vista del passaggio al digitale terrestre in molte realtà regionali), nonché quello dell’editoria (che rimane fondamentalmente stabile).