Consumi, commercio e servizi guardano al Natale per risollevare il 2010

22 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Le imprese del commercio e dei servizi fanno buon viso a cattivo gioco e guardano con fiducia agli ultimi tre mesi di calendario per risollevare, almeno in parte, le sorti di questo 2010. Rispetto all’anno scorso, è diminuito il numero degli imprenditori del commercio che vedono ‘nero’ l’orizzonte di fine anno (solo 14 su 100, contro i 22 del 2009), mentre è aumentato il numero di quelli che nutrono attese positive sulle vendite sotto l’albero (36 su 100, contro i 33 di dodici mesi fa). Le attese di un’inversione di tendenza appaiono più che giustificate, se si considera che anche il terzo trimestre dell’anno si è chiuso con il segno meno sia per le vendite delle imprese commerciali (-3,0% nell’aggregato) sia per quelle dei servizi, il cui volume d’affari – con la sola esclusione dei trasporti (+1,2%) – tra luglio e settembre è ulteriormente diminuito rispetto allo stesso periodo del 2009. E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale del Centro studi di Unioncamere relativa al 3° trimestre 2010. “Se è vero che grazie alla forza dell’export una buona parte dell’Italia produttiva ha già doppiato la boa della crisi e si è avviata fuori dalle secche, i dati di oggi ci dicono che oltre la metà delle imprese resta ancora indietro e continua a perdere terreno” ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Le imprese del commercio e dei servizi – ha aggiunto – sono più di 3,2 milioni e rappresentano il 54,2% di tutto il sistema imprenditoriale nazionale e la fonte di reddito di milioni di famiglie. Se la dinamica dei consumi interni e degli investimenti pubblici non ritornerà presto su livelli accettabili, è realistico pensare a un altro anno difficile sul fronte interno, con conseguenze negative sul recupero dei livelli occupazionali. La via d’uscita è stretta ma inevitabile e passa per una riforma del fisco a tutele di imprese e lavoro, di uno sforzo di forte semplificazione della macchina pubblica e di una sua maggiore efficienza a tutti i livelli. La sfida per uno Stato davvero moderno è la sfida dell’Italia dei prossimi anni”.