CONSORTE:
SE COMPRO BNL
UNA QUOTA ALL’AMBASCIATORE

27 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Gli inquirenti milanesi stanno verificando se siano leciti omeno non solo gli affari dichiarati pubblicamente, ma anche i riservati interessi privati che accomunano Giovanni Consorte, l’ex numero uno di Unipol, e Vittorio Casale, che con la sua Operae è uno deimaggiori immobiliaristi d’Italia.

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L’inchiesta sulla scalata alla Bnl aveva già rivelato che Casale ha aiutato segretamenteConsorte a trovare alleati disposti a intestarsi piccole ma decisive quote della Bnl (0,5%) «senza comparire», acquistando azioni nascoste in una «scatola vuota già pronta in Lussemburgo».Ora i pm hanno accertato che Consorte ha addirittura depositato su uno dei suoi due conti a Montecarlo e poi riportato in Italia con lo scudo fiscale, come se fossero suoi, circa un milione e mezzo di euro che in realtà gli erano stati affidati da Casale.

Il «tesoro comune»

La scoperta rafforza l’ipotesi investigativa di un «tesoro comune», che era nata dalle intercettazioni dei primi di luglio (quelle precedenti all’allarme- telefoni lanciato dal giudice Castellano) su investimenti personali di Consorte in immobili curati da Casale. Altre conversazioni riservate fanno sospettare che a questi legami si agganci anche la «pista americana» che Silvio Berlusconi, dopo l’archiviazione della sua testimonianza contro i Ds a Roma, ha confidato ai suoi fedelissimi di voler usare contro Consorte. Nelle intercettazioni legalmente depositate della coppia Consorte-Casale, peraltro, si parla soprattutto dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Partendo dagli immobili, il 4 luglio, annota la Guardia di Finanza, Consorte chiede a Casale «se ha preso in mano la storia di Milano: piazza Castello, via Guinizelli e via Farini», aggiungendo «di aver dato incarico a Lo Balsamo per le valutazioni» e disponendo di «preparare gli atti per il compromesso ».

Casale risponde che «gli darà altri fascicoli che riguardano immobili». E Consorte replica «di guardare via Cagliero» e «via Goito». Nella telefonata precedente, Consorte aveva ordinato a Giuseppe Lo Balsamo di «tirare fuori tutta la roba di via Cagliero», spiegando che «se riesce vuole mollarlo». Lo Balsamo risponde che «ha già preparato tutto» e a quel punto, «usando molta accortezza », chiede «in che atto vuole mollarla», cioè se l’operazione vada fatta «in un atto a parte e non con il gruppo».

Un anno fa Unipol aveva ceduto i suoi immobili non strumentali a una società partecipata dal fondo Usa Glenbrook, rappresentato dall’avvocato Alvaro Pascotto, e dal gruppo romano Opera e di Vittorio Casale. Sulla carta Unipol ne aveva ricavato una plusvalenza di circa 90 milioni, solo che Glenbrook, pochi mesi dopo, ha rivenduto gli stessi immobili a Pirelli Re e Morgan Stanley guadagnandoci altri 40 milioni di euro. Toccherà alle indagini chiarire perché Unipol non abbia venduto direttamente al compratore finale, garantendo così quella ricca intermediazione a Pascotto e Casale. Ma un altro capitolo dell’indagine, come rivela l’Espresso, riguarda una piccola società di Roma, la Gesticom, che un paio di mesi fa, cioè in piena inchiesta, ha affittato un immobile a Bologna per 30 mila euro dalla Teti Finanziaria.

Le girandole di quote

La Teti è la società personale in cui Consorte ha versato i profitti, secondo l’accusa illeciti, accumulati con operazioni di borsa pilotate dalla Bpl diBoni e Fiorani. La stessa Gesticom, inoltre, ha comprato il 15% di una scatola immobiliare (Investimenti di Lombardia) da Zeno Panerari, che è il professionista di fiducia di Ivano Sacchetti. Un altro 28% farebbe capo al fratello, Lauro Sacchetti. E la cessione, alla fine del 2004, avrebbe fruttato a Panerari e Sacchetti 800 mila euro in 5 mesi.

Dopo queste e altre girandole di quote, come amministratori di Investimenti di Lombardia compaiono due soli nomi: il costruttore avellinese Salvatore Salute e il solito Vittorio Casale. L’uomo d’affari garantisce a Consorte anche preziosi agganci politici. In particolare sembra lui il tramite con Cossiga. A confermarlo, tra le altre, è una vistosa intercettazione del 27 luglio. Annota la Guardia di Finanza: «Consorte chiama Casale, che è a Roma con Pierdomenico», probabilmente un banchiere d’affari. I due «commentano le vicende di Antonveneta», cioè il sequestro delle azioni di Fiorani e soci, scattato due giorni prima. Consorte «protesta» perché i pm milanesi «gli hanno messo nell’ordinanza quella telefonatina insignificante» con Fiorani. Casale gli risponde che «il presidente lo aveva cercato l’altro ieri tramite la batteria della Presidenza della Repubblica» e «non era casuale»: «Quello lo cercava apposta per dirglielo», ossia per avvertirlo dell’intercettazione. Lo stesso Cossiga, il 14 gennaio, ha confermato al Corriere di aver parlato al telefono con Consorte «esprimendogli sostegno».

La «pista americana»

Nella stessa chiamata Consorte e Casale commentano un’intervista di Cossiga al Sole 24 Ore. Consorte ripete «in tono esclamativo» la frase: «Il mio amico Consorte!». Quindi protesta (probabilmente con il maresciallo in ascolto): «A lui i controlli non glieli fate perché sapete chi ci sta dietro ». Consorte però aggiunge che «è matto come un cavallo». E Casale sembra d’accordo: «Certo, per farti cercare dalla batteria della presidenza della Repubblica…». A quel punto «Pierdomenico» riprende la linea. Consorte «gli chiede aiuto» dicendogli che «gli deve spiegare un sacco di cose». Al che l’interlocutore risponde che «deve andare, per una roba che interessa anche lui, a Los Angeles, dove ci sono fondi (Astrì?) che hanno 29 miliardi di dollari da spendere ». Consorte lo invita a «darsi da fare» commentando: «Eccezionale». Gli imprevedibili agganci americani del manager rosso di Unipol non si fermano qui. Il 10 luglio, annota la Gdf, «Consorte dice che se va in porto il suo progetto», cioè la scalata alla Bnl, «una quota gliela prende l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia»: l’intercettazione non chiarisce se si riferisca all’attuale (entrato ufficialmente in carica il 12 agosto) o al precedente capo della diplomazia Usa a Roma. E il 23 luglio Consorte rivela un’altra curiosa intenzione: «Mi interessa conoscere la Cia», da intendere, secondo l’annotazione del maresciallo, proprio come «servizi segreti americani».

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